TOMASO MARCOLLA - ART GALLERY

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Questo libro è un chiaro esempio di come molto spesso dicono più le immagini che le parole.

Tomaso Marcolla ci propone le sue “Vignette”, vere e proprie opere d’arte che trasudano maestria e ingegno sin dalla prima immagine. Aprendo il libro ci si rende conto di come ognuna delle scene rappresentate costituiscano dei veri e propri romanzi, poiché ognuna di esse dà lo spunto a didascalie infinite. È così che Marcolla riproduce dei capolavori, vignette di grande impatto, in cui gli argomenti salienti fanno capolino dalle pagine e travolgono il lettore in tutta la loro complessità. Ci troviamo così a contemplare immagini di cronaca passata e presente, e in certi casi anche futura.

Osserviamo ad esempio vignette come “Tibet”, “War”, “Guerra=Morte”, per citarne solo alcune, vanno a toccare problemi fondamentali del nostro mondo, per non farci mai dimenticare che al giorno d’oggi sono ancora tante le guerre in corso, di cui spesso nessuno parla. Vignette come “Crimine”, in cui è raffigurato l’omicidio di una colomba, l’omicidio quindi della pace, devono farci riflettere su quanti strumentalizzano questa parola, e vogliono indurci a credere che la pace si ottiene solo con le armi. Mi viene facile quindi associare a questo pensiero “Eczema”, il volto di G. W. Bush ricoperto da un eczema che altro non è che un insieme di teschi. Un’altra immagine per me estremamente significativa è “Penna”, perché le parole troppo spesso feriscono più di un proiettile, e forse, così come le armi, anche per la scrittura si dovrebbe dare un patentino riservato solo ai pochi che conoscono il peso delle parole.

Non senza una punta di sarcasmo ci soffermeremo ad osservare il “Ciclo delle armi”, sulla scia del ciclo dell’acqua, che potrebbe indurci a pensare che la priorità della vita quotidiana non è più “la sorgente di vita”, l’acqua appunto, ma la violenza, l’odio, i proiettili, la guerra. E parlando di acqua non si può non citare la vignetta “Acqua...proprietà privata?”, ancora una volta viene trattato un tema molto vicino a noi, e ancora una volta un’immagine forte che nel titolo presenta un punto interrogativo che nulla ha di casuale: l’acqua si può considerare una proprietà privata? Come si può solo pensare di privatizzare un qualcosa che ci viene donato dalla natura e che soprattutto è fondamentale per l’esistenza di tutti gli esseri viventi? Sono veramente innumerevoli gli argomenti che vengono toccati da Marcolla, dalla pace alla guerra, dagli Stati Uniti d’America a Bush e a Obama, dal razzismo di ieri a quello di oggi, dal tema della salute al lavoro minorile, per citare solo quelli più toccanti.

Da donna mi sento di dover spendere una nota di merito alla vignetta “Woman” che riporta la didascalia “le mille competenze della donna”, per rimarcare ancora una volta il ruolo svolto dalla donna come madre, moglie, lavoratrice, tutto a portata di mano come lo è un portachiavi, proprio a rappresentare la semplicità con cui le donne affrontano la vita quotidiana e molte volte anche la violenza, non solo fisica, a loro riservata.

Un libro, quello di Marcolla, semplicemente entusiasmante, che coinvolgerà di sicuro il lettore.

 Anna Cordella

 

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