|
recensioni
TRENTINOMESE
– gennaio 2013
Immaginare sempre.
Ha cominciato dipingendo fortezze e castelli. Poi ha virato sul digitale,
rielaborando artisticamente fotografie digitali. Lui è Tomaso Marcolla,
tra belle arti, arte concettuale e impegno civile.
di Renzo Francescotti
Nato nel
1964 a Mezzolombardo, ma cresciuto nel paese della sua famiglia, Vigo di
Ton (ora residente a Lavis), con la passione del disegno sin da ragazzo,
diplomato all’Istituto d’Arte di Trento, assunto dalla Provincia una
ventina di anni fa per fare il grafico, Tomaso Marcolla è un nome che
nel campo artistico, non solo trentino, circola da anni.
Ha iniziato
come pittore che si serve di tecniche tradizionali, come l’olio e
l’acquerello. Con queste tecniche (dopo alcune mostre d’assaggio, nel
suo paese, nella sua valle, a Trento e con una insolita uscita a Parigi),
nel biennio 1996-1997 dipinge fortezze e castelli, lui che è cresciuto
all’ombra di Castel Thun, “improntato” da questo castello, uno dei più
affascinanti del Trentino. Dall’aprile 1998 è una mostra di quadri che
raffigurano manieri, esposti nelle sale di Castel Toblino. Tomaso
riscuote un buon successo, dimostra un ottimo mestiere, con uno stile
naturalistico-impressionista di largo gradimento. Successivamente,
l’acquerello viene contaminato con l’acrilico e il collage e Marcolla va
a cercare sensi meno visibili, più riposti della realtà. Nel frattempo,
dal 1996, comincia a partecipare a concorsi e manifestazioni un po’ in
tutta Italia, perfezionandosi nella grafica, utilizzando la fotografia (ne
è un grande appassionato) manipolata digitalmente.
Dice
Marcolla: “Lavorando nel campo della grafica, mi occupo quotidianamente
di immagini digitali che sono diventate parte integrante della
comunicazione. Anche l’arte ha saputo cogliere le infinite possibilità
di questa Rivoluzione ed infatti sono sempre di più i musei e le
gallerie che si propongono usando il digitale, sia su internet o su
CD-ROM. È un mondo ancora tutto da scoprire e sfruttare, ma credo abbia
enormi prospettive”.
E delle sue
opere dice: “Le opere che creo assemblando foto e pittura sono l’unione
dell’aspetto statico con quello dinamico e libero da interpretazioni.”
Tuttavia,
Marcolla non abbandona mai il disegno manuale a favore della grafica al
computer: del 2003 è una mostra alla Galleria d’arte “Fogolino” di
Trento, con opere realizzate a penna (biro) e acquerello, in cui
conferma e ulteriormente rivela le sue eccezionali doti di disegnatore.
Sono gli oggetti più utilizzati (da maschi e femmine), i più modesti e
quotidiani, quelli che Tomaso dipinge: un guanto da lavoro, uno straccio
da cucina, una tovaglia, una moka, uno scolapiatti, un paio di jeans… Li
riprende con una tecnica iperrealistica. Ma perché, che interess hanno
questi oggetti, che cosa ci vuol dire su di loro l’artista? Ci vuol
dire: guardateli! Ma non li conosciamo anche troppo? No, guardateli in
modo diverso, guardateli con immaginazione: di immaginazione ne abbiamo
purtroppo sempre meno… Per esempio, guardate quanto è bello questo
cavolo con le sue foglie e i buchi fatti dalle cavolaie; o questa zucca
gialla, tagliata a metà con dentro tutto un mondo da scoprire; o questo
vecchio scarpone abbandonato, chi l’ha indossato, chi ci ha camminato
per strade di lavoro, di fatica, di pena, di avventura? E quei jeans
buttati lì da un uomo o da una donna, come se fossero stati abbandonati
in fretta, che senso famigliare, o erotico, che storie ci raccontano?
Con la
tecnica diversissima della computer grafica e della fotografia, Marcolla
realizza le sue “vignette”, raccolte anche in un catalogo uscito nel
2009. Molte di esse sono viaggiate per internet o per esposizioni nel
mondo, hanno raccolto premi e riconoscimenti. Tomaso Marcolla vi rivela
coraggiosamente la sua passione civile, la sua anima di pacifista,
ecologista, anticonformista. Ad esempio con la vignetta “Eczema” (2005)
in cui raffigura il volto di George Bush figlio sfigurato da piccoli
teschi. O “Proiettile” in cui vengono raffigurati dei bossoli ben
ordinati, ognuno con segnato il suo destinatario (magari noi). Oppure
“OGM” (2011) in cui appare un nuovo animale con la testa di pecora e il
corpo di cavolfiore. O infine “Mela invado” (2006) in cui il nostro
Tomaso – che viene dalla valle delle mele più celebri d’Italia – ne
raffigura una bella rossa, una di quelle che si producono nella sua
valle, sul cui è raffigurato il mappamondo: è morsicata ai margini, e i
morsi appaiono in forma di due soldati con i mitra puntati contro il
mondo. Singolare vicenda quella di questa vignetta. Un giorno del 2012,
arriva a Tomaso una telefonata da Los Angeles: era di Elena Vannoni,
regista di origine italiana. Gli chiede se può utilizzare l’immagine di
“Mela invado” per promuovere una commedia sui diritti umani scritta
dall’inglese Kay Adshehad. Ovviamente positiva, anzi entusiasta, la
risposta del nostro antibellicista noneso.
Blarco - Blog arte
contemporanea - sabato 10 novembre 2012
New Art | Tomaso Marcolla e l'ironica serietà dell'arte
Di Marialaura Lucantoni
Tomaso Marcolla non gira mai intorno ai concetti, punta dritto al senso
e non senso di ciò che intorno a noi accade. La sua produzione è una
contaminazione tra grafica, arte pittorica, arte digitale e
illustrazione.
I suoi collage sono
sipari in acrilico che mandano in scena realtà naturali: un fiore, un
paesaggio o un intreccio di rami. La stampa fotografica sembra
disperdersi nell'acrilico e viceversa. Sembra quasi che una strana
pozione stia sciogliendo i colori dinanzi ai nostri occhi.
La sua produzione
grafica a penna ed acquerello sembra essere il dettato visivo di un
occhio che scruta il mondo e i suoi oggetti del quotidiano con
scrupolosa cura.
Ma la parte più
interessante del lavoro di quest'artista, quella che ci restituisce le
contraddizioni e assurdità della nostra civile società, si nasconde in
una serie di vignette. Un mix tra foto e computer grafica, forti
immagini d'impatto visivo e concettuale, che senza equivoci ci spingono
ad una riflessione ben precisa. Il gioco è imbastito tutto su semplici e
mai scontati accostamenti soppesati con ironica serietà.
War, la sua composizione
di proiettili non anonimi, è un quadro amaro delle intenzioni umane che
smuove le coscienze e nel contempo un invito alla presa di
responsabilità.
La sua matita stretta in
vita da un etichetta di censura è più eloquente di uno sciopero di
logorroici giornalisti.
La sua Mela_invado è più
forte e comunicativa di qualsiasi prima pagina di stampa: una mela
rossa, che simboleggia il mondo, e due morsi dalle sembianze di militari
che avanzano muniti di mitra. Non a caso quest'opera grafica è stata
utilizzata per promuovere una commedia sui diritti umani e ha ottenuto
il primo premio nella sezione grafica dei “Best artist 2009” organizzati
dal Muvac, Museo Virtuale Arte Contemporanea.
Se è vero che l'arte contemporanea produce prima di tutto simboli, le
immagini confezionate da Marcolla potrebbero essere etichette simboliche
del nostro tempo.
NAKEDBUTSAFE n. 3 - settembre 2012
Riflessioni: Scoprire, rivelare, confessare
di Nico Zanovello
Scoprire dal latino dis-cooperire, composto dalla particella dis, inteso
come allontanamento o rimuovere ciò che si nasconde. Viviamo in un’epoca
di scoperte, tante scoperte, troppe scoperte. Lo scoprire mi piace
intenderlo come “dis-velare”, levare il velo, conoscere. La mia
conoscenza personale si è costruita molto sull’esperienza ed a contatto
con la gente di tutto il mondo. Ora se devo intendere scoprire gli
oggetti, la vita, le cose profonde della vita e le regole della natura
pensante se stessa riflettente se stessa, le scoperte in questi ambiti
sono proprio poche, limitate, esigue. Ciò che m’impressiona
sfavorevolmente lo scoprire un vero significato e comprensione
nell’esserci, presenza in questo mondo, dare un senso profondo, o
dignitoso all’esistenza è per pochi. Ritrovo nell’umanità evidenti
limiti di comprensione (inteso come comprendere, prendere con,
abbracciare, stare insieme) negativa. Lo sviluppo di una coscienza
riflessiva che permette di osservare l’universo stesso sia nel micro che
nel macro è un qualcosa di difficilmente raggiungibile. Si scoprono le
mutandine. I reggiseno, il naso rifatto, un vestiario, ma difficilmente
valori universali come il rispetto della natura, degli altri, della
diversità divengono lo scoprire delle popolazioni in senso generale.
Difficilmente noto che l’altro diverso da Sé riconosce e scopre un altro
mondo, anzi, si ha paura di scoprire questi meravigliosi infiniti mondi
che sono tutte le persone, piante, animali, e tutte le persone che
abitano questo pianeta, a livello intuitivo forse altre realtà fisiche.
Sono le ideologie, la non connessionalità delle cono-scienze che non ci
fanno scoprire le cose nel senso profondo dell’euristica. In realtà il
paradosso si presenta; a fronte di grandi scoperte tecnologiche e
scientifiche sul piano umano filosofico non vi è stata ancora uno
sviluppo di una scoperta globale. L’utilizzo delle religioni tenta
questo, ma sono infarcite di ideologie e verità assolute per cui ne
viene meno il compito. Scoprire come fanno i bambini e gli artisti,
senza pre-giudizi, renderebbe l’esperienza esistenziale una vera
meravigliosa magia.
Rivelare deve essere inteso come il momento in cui si fa sapere ciò che
si è conosciuto. Scoprire poi di conseguenza far sapere. Dovrebbe essere
il compito delle persone illuminate, quali l’espressione degli artisti e
di tutte le arti. Ma soprattutto la conoscenza (con la scienza) vera è
data da un fattore che i più hanno dimenticato, l’umiltà. Noi possiamo
disvelare solamente ciò che ci è già dato, “nulla di nuovo” ma la natura
ama i suoi segreti e secondo me sono pure necessari. I segreti della
vita secondo me devono stare tali. In caso contrario sarebbe presente
una grande perversione (perverte re = creare caos). Comunque la vera
conoscenza, la vera rivelazione la dona la natura pensante se stessa,
riflettente se stessa, pensante se stessa e cioè DIO. Gli essere umani
non dovrebbero dimenticare un passaggio importante nel libro della
genesi: “…Dio fece l’uomo a sua immagine e somiglianza”. Concetti che ci
portano a riflessioni quali la relazione tra micro e macro cosmo, Dio e
l’uomo, e la natura. Ma giunge un problema; la funzione dell’Io.
L’intelligenza ha la presunzione di essere superiore all’intelligenza
della natura, gli esseri umani la usano spesso in modo perverso
fregandosene delle fatiche fatte dalla natura in miliardi di anni o più.
Qui ci sarebbe molto da dire nell’utilizzo delle risorse biologiche,
economiche, umane, naturali. L’uomo non vuol confessare (dichiarare
apertamente, torti, dubbi, errori mostrandoli di riprovarli) a se stesso
la fragilità, il limite implicito in se stesso. Ma qui siamo ancora di
fronte ad un paradosso uomo = natura = Dio quindi il senso di
onnipotenza è presente pure nell’umanità. Ma d’altronde Dio ha bisogno
della presenza dell’uomo per esistere. L’uomo ha una qualità divina e
cioè la coscienza riflessiva. L’uomo sta perdendo la propria umanità
cioè la dimensione religiosa e cioè il rispetto della natura stessa e di
se stesso. E ciò, per quel che mi riguarda lo porterà se stessa a patire
grandi dolori. Ora la sintesi di questi concetti la esprime in modo
geniale e sintetico e sincero attraverso la simbologia l’artista
italiano Tomaso Marcolla. La simbologia del quadrato e del cerchio,
rosso sangue, sopra ad una garza.
Il quadrato simbolo della terra in opposizione al cielo, simboleggia
anche l’universo, è una figura anti-dinamica per eccellenza, simboleggia
la stabilità il quadrato e il cerchio si ri-chiamano continuamente. In
sostanza il quadrato rappresenta l’elemento terrestre come creatore
(madre) come manifestazione divina. Il cerchio l’unità divina,
l’eternità (l’Uroboros). Come potete osservare l’artista unisce in un
attimo sincronico terra- cielo, madre-padre. Logos-materia. Il discorso
ci porterebbe oltre gli oceani delle origini comunque in un gesto
creativo Tomaso Marcolla ha espresso una potenza archetipica simbolica
“potente” . Colui che guarda l’opera, anche se non è a conoscenza
culturale degli elementi simbolici ne sarà comunque toccato perché
comunque gli appartengono.
La seconda opera rappresenta una moneta, denaro, all’interno del
cerchio. Il nostro artista ci comunica la presenza di un dio spurio che
domina l’universo stesso.
Nel denaro si simbolizza il fluire dell’energia psichica; il suo
scorrere è vitalità e dinamismo; il suo ristagnare è stasi e
immobilismo: una medesima parola designa tanto la depressione
economica quanto la depressione psichica. “Il denaro come
simbolo: aspetti psicodinamici e clinici Claudio Widmann”. Il denaro
dona felicità ma pure dolore. Per cui come sussunto l’umanità deve stare
attenta all’uso smoderato del denaro. Tomaso ha colto simbolicamente in
un gesto di assoluta profondità del pensiero della nostra società. Ma
così è sempre stato.
La terza opera, mani che non riescono ad incontrarsi, mani deteriorate.
Anche qui attraverso l’atto poietico cioè l’intuizione infinita
(poetico) l’artista individua il percorso dis-umano della nostra
società. Una società dove l’altro diverso da sé da solo fastidio.
L’umanità non coopera non si riconosce abitante un Universo (uno-verso).
TRENTINO – 11 maggio
2012
La mela di Marcolla protagonista anche a Los Angeles
di Vittorio Nardon
Da Tokio a Los Angeles, non conosce confini la vena artistica di Tomaso
Marcolla, il grafico che sta collezionando una nutrita serie di
riconoscimenti. Proprio in questi giorni, al teatro Old Bank District
Theatre di Los Angeles va in scena Bites, scritto dall’inglese Kay Adshead
per la regia di Elena Vannoni e nella locandina campeggia la Melainvado di
Marcolla. «Un’appetitosa mela rossa, proprio come quelle che si producono
in val di Non e che simboleggia il mondo. - Spiega l’artista. - Ma a ben
guardare i morsi assumono le sembianze di due militari che, mitra in mano,
si accaparrano le risorse della terra». Da qui il titolo Melainvado.
«Un giorno,
inaspettata, una telefonata della regista italoamencana Elena Vannoni che
mi chiede di poter utilizzare l’opera grafica per promuovere una commedia
sui diritti umani». Manco un istante e la proposta viene accettata an che
perchè l’artista, originario di Vigo di Ton, da sempre nelle sue opere
dimostra attenzione e sensibilità verso le tematiche sociali, il rispetto
dell’ambiente, la giustizia. Nasce così il connubio artistico tra la regista e il grafico che sembra foriero di altre collaborazioni.
In uno
scenario post apocalittico di un ristorante, alcuni attori recitano nei
panni di cuochi e camerieri. Gli spettatori sono invitati a un banchetto
immaginario durante il quale sette portate vengono messe in tavola dal
personale dell’insolito locale. Non per saziare, ma per provocare delle
riflessioni sui diritti umani attraverso la poesia. Così la mela di
Marcolla sembra disegnata appositamente per illustrare i Bites, ovvero i
morsi della cupidigia e della brama di potere messi in scena a Los
Angeles.
È
schivo
Tomaso, a parlare per lui è il sito www.marcolla.it. Più che un biglietto
da visita è un book per raccontare le mille sfaccettature di un artista
giovane, ma che può vantare un’invidiabile serie di riconoscimenti.
Vignette di Tomaso
Marcolla
di Stefano Ricci
Vignette è il titolo del libro che raccoglie 33 opere digitali
realizzate da Tomaso Marcolla assemblando fotografia e computer grafica.
Marcolla lavora principalmente come grafico e art director; il suo
percorso artistico è iniziato in maniera classica con l’acquarello, per
poi passare al collage fino all’uso di tecniche diverse fuse insieme.
Negli ultimi anni Tomaso Marcolla ha iniziato ad esprimersi anche
attraverso immagini digitali, che sono diventate il suo strumento
preferito per raccontare i temi più importanti e tragici dell’attualità
con il linguaggio della satira.
La sua lettura ironica della società contemporanea lancia un messaggio
pacifista ed ecologista che il realismo della fotografia rende
tremendamente esplicito. Uno stile così diretto funziona bene quando il
fotomontaggio si limita a pochi ritocchi, in questo senso il salvadanaio
a forma di porcellino è straordinario, mentre rischia di confondere
quando le associazioni di immagini diventano troppe. La mia impressione
è che alcune opere di Marcolla corrano questo rischio, ma nel complesso
Vignette è un libro divertente e provocatorio che mi sento di
consigliare.
La casa editrice è Lupo Editore, e su Issuu può vedere l’anteprima delle
opere.
Elmanco - Graphic
23 gennaio 2012
La pecora-cavolfiore e
il Nord Africa in fiamme.
Incuriosirsi e riflettere con le vignette di Tomaso Marcolla
Di Fabio Cappelletto
Arte, fotografia, computer grafica. Tomaso Marcolla comunica così il suo
punto di vista sui vari temi d’attualità del mondo. Il risultato è una
raccolta delle migliori vignette realizzate durante gli ultimi anni, che
ci hanno interessato e incuriosito.
Infatti, la creatività trova nelle vignette di Marcolla una nuova
applicazione, cercando di provocare una reazione delle persone sui temi
d’attualità, e questo al di là della bellezza formale e dell’intuizione
mentale, che comunque sono protagoniste in ogni vignetta.
Come recita la recensione ufficiale, questo libro raccoglie una
selezione di 33 opere digitali dell’artista Tomaso Marcolla realizzate
assemblando fotografia e computer grafica. Opere che vogliono essere
testimonianza di un percorso creativo nel mondo della satira e
dell’umorismo ed affrontano temi di attualità per offrire una lettura
ironica su argomenti molte volte tragici. Alcune di queste vignette
hanno ricevuto riconoscimenti a livello internazionale.
L’autore stesso ha raccontato a noi di SID Pills qualcosa in più su di
sè e su “Vignette”.
Cominciamo conoscendo meglio Tomaso Marcolla: come nasce la sua
passione per l’arte visiva?
La mia passione per il disegno, la pittura e in generale l’arte
visiva nasce fin da quando ero bambino. All’inizio era una
rappresentazione figurativa della realtà che mi circondava, utilizzando
molte tecniche e strumenti. In seguito, con una maggiore maturità, la
rappresentazione della realtà si è trasformata in una visione personale,
dal figurativo sono passato a visioni dove la realtà diviene pretesto
per creazioni particolari.
Sappiamo
che lavori come grafico presso la Provincia di Trento: come riesci a
conciliare lavoro e progetti personali?
L’arte è ormai divenuta una passione che impregna tutta la mia vita. Ogni
momento, ogni stimolo può diventare una fonte di ispirazione, un momento
creativo, un pretesto per un atto creativo.
Non essendo la mia professione principale, l’arte riesce ad essere
completamente libera da intenti commerciali, di guadagno economico. Mi
sento libero di creare quello che l’ispirazione mi detta senza vincoli di
nessun genere.
A proposito di progetti personali: “Vignette”! In quanto tempo e in che
periodo le hai realizzate?
Il libro “Vignette” che ho pubblicato nel 2009, raccoglie le opere
digitali realizzate a cominciare dal 2004.
Un libro a forte
impatto per quanto riguarda i contenuti: quali temi e valori cerchi di
comunicare con queste immagini?
Sono i valori che caratterizzano la mia vita quotidiana come la
solidarietà, la nonviolenza, la difesa dell’ambiente ecc. che,
collegandomi con l’attualità, cerco di rappresentare in un modo originale
che faccia incuriosire, pensare e riflettere.
Sono spesso visioni surreali, la mucca con la camicia di forza (mucca
pazza), il maialino che spara proiettili (influenza suina), un incrocio
tra una pecora ed un cavolfiore (OGM). Una goccia di sangue che forma la
bandiera del Giappone (a ricordo dei tragici fatti che hanno colpito il
Giappone).
Come nasce l’ispirazione per comunicare con provocante ironia temi
spesso impegnati?
Le prime vignette nascono negli anni ’90 ed erano realizzate con tecniche
tradizionali, acquerello, penna, collage (mucca pazza). La tecnica si è in
seguito evoluta con la diffusione del “digitale”. Cambia la tecnica di
realizzazione ma l’ispirazione nasce sempre allo stesso modo. Lo spunto
per realizzare una vignetta nasce da diversi stimoli. Una notizia di
attualità, un problema sociale, un fatto che mi colpisce particolarmente.
Molte volte la satira mi detta molti spunti. In seguito cerco di
rappresentare, di far riflettere, di incuriosire, in una maniera non
violenta su argomenti molte volte tragici.
Tornando a te, quale tua creazione ti ha dato le maggiori
soddisfazioni?
Per quanto riguarda le opere digitali la creazione che mi ha dato
maggiori soddisfazioni è “Mela invado”.. La mela morsicata che ho usato
come copertina del libro.
Attualmente stai portando avanti qualche altro progetto artistico?
La mia attività artistica procede con diversi progetti che molte volte si
alternano e si integrano tra loro.
Attualmente, oltre alle opere digitali, lavoro a dei dipinti ad acrilico
su tela che ho chiamato realismi. Sono visioni particolari di visi, di
mani che lavorano con inquadrature in primo piano, realizzati con colori
forti.
SID Pills – Scuola Italiana Design
20 settembre 2011
www.draft.it
- 22 settembre 2010
Vignette: una realtà che spesso ci sfugge nel nostro vivere quotidiano.
Abituati come siamo ad
essere bombardati quotidianamente di immagini che scivolano via, ovunque
il nostro sguardo si posi, e ad avere un certo tipo di approccio con
esse proprio del nostro lavoro, è davvero appagante trovare immagini
come quelle realizzate da Tomaso Marcolla.
Le sue “vignette” non colpiscono solo per l’originalità e l’immediatezza
con cui si offrono, ma per il denso intreccio di significati che
suggeriscono: impressionano lo sguardo ma soprattutto la mente.
Marcolla, diplomato all’istituto d’arte, vive e lavora come grafico
nella provincia di Trento. Tuttavia le sue vignette non si propongono
come opere grafiche, come un compitino fatto bene con Photoshop, ma come
opere d’arte e per questo sono svincolate da quei compromessi che spesso
si devono affrontare in ambito lavorativo.
Il libro di Marcolla raccoglie una selezione di 33 opere digitali che
affrontano attraverso uno sguardo satirico temi d’attualità e tragedie
dei nostri tempi, accompagnate da didascalie che descrivono l’intenzione
dell’autore, ma le immagini vanno oltre le loro istruzioni d’uso. Gli
argomenti trattati sono i più svariati, dalla guerra al razzismo, dal
lavoro minorile alla violazione dei diritti umani, solo per citarne
alcuni.
Ogni tema è come riassunto, spogliato da tutte le sovrastrutture e
presentato come nocciolo della questione, con uno sguardo brillante e
ingegnoso.
Fra le vignette del libro, visibili anche a questo indirizzo
www.marcolla.it citiamo ad esempio il “Ciclo delle armi” dove missili si
sostituiscono all’acqua soppiantando il circolo vitale della natura con
quello di una morte perpetua dove “la guerra produce guerra”, e “Peace,
war”, un ritratto immediato dell’era contemporanea in cui l’indicatore
del livello di carburante non ruota più fra vuoto e pieno ma fra guerra
e pace: “Manca il petrolio, manca la pace”.
Alcune di queste opere hanno ricevuto riconoscimenti a livello
internazionale come la vignetta “Mela invado”, rappresentata in
copertina, che ha ottenuto il primo premio nella sezione grafica dei
“Best artist 2009” organizzati dal Muvac, Museo Virtuale Arte
Contemporanea, e “Proiettile”, primo premio alla Biennale d’arte
contemporanea di Anzio e Nettuno.
Marcolla collabora dal 2009 con la rivista d’arte online InsideArt che
pubblica a cadenza quindicinale una vignetta inedita nella rubrica dal
nome emblematico “Svignamocela” e suoi lavori vengono pubblicati anche
nella versione cartacea del magazine, Inside Art International,
distribuito in tutto il mondo.
Potete trovare il libro “Vignette”, pubblicato da Lupo Editore, in
libreria, su Internet bookshop e nella libreria Aiap.
Barbara Dotti
UCT - Uomo Città Territorio - luglio 2010
Tomaso Marcolla,
artista di impegno civile
A cura di Sergio Bernardi
All’inizio del secolo nuovo ci arrivarono dei piccoli disegni per
e-mail. Erano ben curati, molto originali e tutti affrontavano i
problemi della nostra società: un impegno civile notevole per un giovane
artista. Abbiamo creduto in lui e lo abbiamo valorizzato non solo a
livello locale.
Ci parli della tua
formazione artistica?
La mia formazione artistica è stata classica, dopo l’Istituto d’Arte
ho frequentato vari corsi, tenuti da artisti di fama internazionale, per
approfondire la mia formazione. Inizialmente le tecniche che utilizzavo
erano quelle tradizionali, l’acquerello, l’olio, l’acrilico ed anche i
soggetti erano realizzati alla maniera degli impressionisti, ‘en plein
air’. Volevo seguire il processo di esecuzione di un’opera seguendo il
metodo classico per poi intraprendere un percorso personale.
Qual è la tua ultima
tecnica espressiva?
Diciamo che non uso solamente una tecnica ma nello stesso periodo
convivono tecniche diverse che molte volte si mescolano tra loro
nell’esecuzione dell’opera.
Dopo il periodo che
possiamo chiamare ‘classico’ l’acquerello si mescola alla penna a sfera
creando le opere di “Grafica”, l’acrilico e la fotografia creano i
“Collage”. Più recente è la serie dei “Cromatismi” dove la visione
tradizionale si trasforma in qualcosa di diverso, caricando il paesaggio
di seduzioni e suggestioni mescolate al naturalismo dove riemergono
contenuti remoti quasi dimenticati.
Nell’ultimo periodo
utilizzo maggiormente la fotografia e la computer grafica con software
di fotoritocco.
L’incontro con l’arte
digitale è dovuto al mio lavoro nel campo della grafica.
è un percorso di tipo concettuale orientato
a una riflessione profonda sulle possibilità comunicative dei nuovi
mezzi di elaborazione digitale. Sono opere, chiamate vignette, che
parlano di guerra, inquinamento, ecc.
Cerco di creare delle
opere che facciano riflettere su argomenti molte volte tragici, usando
delle composizioni e degli accostamenti inusuali. Gli spunti per le mie
vignette nascono da notizie di cronaca, da immagini pubblicitarie, da
stimoli di natura diversa.
Oltre le vignette,
quale altro mezzo, strumento utilizzi per esprimerti a livello
artistico?
Come dicevo, nel mio operare, convivono varie tecniche
simultaneamente. Oltre alle vignette in questo periodo sto realizzando
una serie di opere ad acrilico su tela. Sono i “Realismi” dove il
ritorno al figurativo è contrassegnato da delle visioni particolari,
visi, mani al lavoro dove la tecnica dell’acrilico assume tonalità
accese, forti che sembrano gridare al mondo.
TRENTINO - 24
febbraio 2010
Al concorso di Marostica vincono l’opera e il messaggio di Marcolla
TRENTO. Un braccio alza una bottiglia e dalla bottiglia esce
un liquido rosso. Non raggiunge una bocca, perché il fiotto si mescola
in un mare che sommerge la persona (la titolare del braccio). E’
l’immagine con cui Tomaso Marcolla ha vinto, nella sezione cartoon, il
42º premio internazionale Umoristi a Marostica, la rassegna di grafica
umoristica che, nell’edizione 2010 appena conclusa, ha visto in gara le
opere di 235 autori di 42 nazioni. Il tema su cui penne e teste erano
chiamate ad esibirsi era «Vizi», e Marcolla (trentino impegnato
professionalmente nella grafica e nel web design) ha fatto centro
rappresentando «l’abuso di alcol, portato all’estremo da quella mano che
continua a versare, non tanto per bere, quanto addirittura per
annegare». Fotografia e grafica sono combinate al computer in un’opera
che di significativo ha anche il titolo, «Salute», «richiamo
all’esclamazione dei brindisi - osserva Marcolla - e commento alla
salute che bevendo troppo se ne va». I lavori più apprezzati arrivati a
Marostica saranno esposti al castello inferiore dal 17 aprile. Intanto,
Marcolla coltiva la passione per la creazione di immagini. Fotomontaggi,
collage e opere in acrilico e olio. Qualche esempio (33 per l’esattezza)
è contenuto nel libro «Vignette», pubblicato nel 2009 con Lupo editore.
Fausto Da Deppo
INSIDEART - maggio 2009
Esce il libro dell’artista
trentino che combatte a suon di fotomontaggi un mondo rosicchiato
di Nadine Solano
IL POMO DELLA
DISCORDIA
Il mondo è una mela
rossa. Rossa come quella che fece precipitare Biancaneve in un sonno
quasi mortifero, e fortuna che arrivò il principe, a schioccare quel
bacio benedetto. Su entrambi i lati del pomo, segni di morsi. E i
morsi sono soldati, che avanzano armati l’uno verso l’altro. Come va
a finire è chiaro: la mela – cioè il mondo – rischia di scomparire
se quei fucili non si fermano. L’immagine è frutto dell’estro di
Tomaso Marcolla, il titolo è un gioco di parole che la dice lunga:
Mela invado. Mela, me la. Con quest’opera, il quarantaquattrenne
trentino ha trionfato nella sezione “grafica” dei “Best artist
2009”, evento ideato dal Muvac, Museo virtuale di arte
contemporanea. Lui, che di mestiere fa proprio il grafico. Lui,
cuore d’artista, che il 20 maggio esce con il suo primo libro: una
summa di opere digitali realizzate assemblando fotografia e computer
grafica. «Sono felice – spiega, con un candore sorprendente – di
aver trovato un editore, Lupo, disposto a pubblicare il mio volume».
Non è un chiacchierone, Tomaso. Non lo è mai stato. Anziché dar
fiato ai polmoni, preferisce usare matita, pennelli, i programmi
giusti davanti allo schermo del suo pc: «Non sono bravo a parlare,
né a scrivere. Quindi mi esprimo con le immagini». E le immagini si
mescolano alla satira, all’ironia, per trasmettere messaggi
importanti. Raccontare quei fenomeni che intorbidiscono la realtà.
Come la guerra, il lavoro minorile, i disastri ambientali. «Cerco di
far riflettere anche disorientando: quando, per esempio, disegno un
vasetto con dentro un cervello e sopra la scritta “in caso di
necessità rompere il vetro”, il tentativo di stimolare riflessioni
attraverso un canale diverso da quelli utilizzati comunemente».
Un provocatore di
pensiero: così si definisce Marcolla. E ridacchia, soddisfatto della
propria libertà: «Posso trasmettere ciò che voglio, perché non vivo
d’arte. Vivo grazie a un altro lavoro, e questo mi permette di agire
senza condizionamenti. Chi campa soltanto con le proprie opere,
invece, spesso non ha la stessa indipendenza. Diciamo che deve
indirizzare le idee in una direzione piuttosto che un’altra.
Altrimenti, rischia di essere tagliato fuori».
Tomaso continuerà a
mantenere sé stesso e la sua famiglia facendo il grafico. Ma
continuerà pure a mettere in circolo il suo cuore d’artista: «Quando
espongo le mie creazioni, quando qualcuno le compra, sono molto
contento», dice. E poi tace.
L’AUTORE
Miglior artista
grafico per il Muvac
Originario di Vigo
di Ton, piccolo centro in provincia di Trento, Tomaso Marcolla è
nato il 25 ottobre 1964. Vive a Lavis con la famiglia e lavora come
grafico alla Provincia di trento. È diplomato all’Istituto d’arte,
il suo percorso creativo è partito dalle forme pittoriche più
tradizionali per arrivare alla fotografia, all’acrilico, alle opere
di computer grafica. Ha ottenuto una serie di riconoscimenti, fra
cui il primo premio alla Biennale d’arte contemporanea di Anzio e
Nettuno 2009, con l’opera Proiettile, e il primo premio nella
sezione “grafica” dei “Best artist 2009” organizzati dal Muvac, con
l’opera Mela invado.
Colpiti al cuore da Tomaso
Quando un artista geniale viene premiato, è
meraviglioso poter festeggiare con lui: Oltretrento saluta Tomaso
Marcolla, artista e creatore di nuovi mondi, interprete della nostra
realtà, sensibile raccoglitore di quello che accade nel nostro, di
mondo.
Non potrebbe esserci modo migliore che accodarci ai festeggiamenti per
la vittoria del primo premio alla Biennale d’arte di Nettuno da parte di
Tomaso Marcolla, che iniziare proprio da questo artista un viaggio
nell’arte trentina.
Le dolci vallate trentine non ospitano solo
trasporti impeccabili e vitigni d’eccezione. Il Trentino ha un cuore
ricco, che sa esportare il meglio dei suoi abitanti. È quello che è
successo quando un artista trentino ha fatto breccia nel cuore del Lazio
che è stato centrato, bersaglio perfetto, dalle opere di un artista
brillante ed eclettico quale Tomaso Marcolla. Oltretrento è felice (con
una punta di orgoglio) di iniziare la propria galleria ideale d’arte
proprio da qui, dalle opere di Tomaso Marcolla.
La I Edizione di ShingLe22j, la Biennale d’Arte
Contemporanea di Anzio e Nettuno nata da un’idea dell’Associazione
Culturale Coriolano in partnership con la Regione Lazio, la Provincia di
Roma, l’Unione delle Province Italiane, il Comune di Anzio e il Comune
di Nettuno ha infatti insignito del primo premio l’opera “Proiettile”
(che potete vedere qui sopra) di Tomaso Marcolla, definita: “Un
proiettile per ciascuno di noi. I bossoli hanno già un destinatario,
ordinatamente in fila come delle lapidi in un cimitero. Su di essi
compaiono incisi i nomi più diffusi delle varie popolazioni, così da
poter pensare che anche il nostro vi possa comparire. La guerra, non
risparmia nessuno, i proiettili sono attratti dal proprio
destinatario”. Un’opera forte, decisa, emozionante come tutta la
produzione di questo artista a tutto tondo.
Tomaso è capace di passare da uno stile all’altro
senza perdere freschezza e senza rinunciare a lasciare un’impronta
forte, reale ed immediata su ogni opera da lui creata. I suoi
cromatismi, per iniziare, sembra emanino il fresco profumo della rugiada
nelle mattine d’agosto: sono dotati di una luce ed una immediatezza
incredibili, arrivano dritti agli occhi passando prima per il cuore. La
stessa sensazione di pace, freschezza e serenità emana dalle sue foto,
che sembrano immagini di attimi eterni, catturati in una dimensione al
di là di ogni tempo e per questo validi sempre. Anche nelle foto domina
il verde, il bel verde del Trentino, e l’acqua, come in un omaggio
silenzioso alle naiadi e alle anguane.
La materia, invece, si sfrange e si ricompone
giocando con la nostra percezione visiva nei brillanti collage di questo
eclettico artista, che immerge delle immutabili istantanee di bellezze
locali nel caos creativo della stella danzante che ognuno di noi si
porta dentro. L’acqua è sempre presente, come materiale se non come
soggetto, nel caso delle visioni, impalpabili fiori e palpiti di natura
e di umanità catturati e subito lasciati andare, come le nuvole che si
infrangono e sfilacciano al vento in mille arcobaleni. La natura è dea
capricciosa ed ammiccante anche in opere sensuali e d’ispirazione un po’
orientale come gli stupendi papaveri alla Kenzo dei suoi naturalismi, un
inno alla natura pulita, alla bellezza senza fronzoli e al colore vivo.
La maestria artistica di quest'artista rimane
intatta anche quando Tomaso smette di farsi sedurre dall’ideale, dalla
rêverie, dall’allure impressionista e ricade nel mondo tagliente e
perfetto dell’immaginario ultracontemporaneo. La perfezione della mano
di Tomaso Marcolla mi rimanda a certi scatti di Hopper, anche se in
tutt'altra declinazione: quella della grafica (di cui vi mostro un’opera
a me particolarmente vicina) ipermoderna che reinterpreta gli oggetti di
uso comune alienandoli dalla propria dimensione e posizionandoli, come
in un lussuoso set di moda, al centro del bianco puro della scena. Ed
anche quando deve ideare loghi, quando deve orientarsi al mercato, sa
sempre come utilizzare la sua matita da disegno e le nostre sensazioni
ed aspettative.
Il mio cuore, però, rimarrà sempre legato alle
vignette di Tomaso - che nome, “vignette”, per nulla adatto a definire
dei lavori che entrano dritti al cuore e lasciano senza parole, perché
Tomaso ha già detto tutto in una immagine ed un titolo. A mio avviso
sono indimenticabili le sue vignette sulla Terra, nelle quali illustra
meglio di mille forum di Davos il sistema di diseguaglianze che logora
il sud del mondo. O ancora, i suoi personali bushismi, con George W.
Bush che parla di guerra ed allora i suoi denti diventano proiettili
oppure ancora si erge a paladino della giustizia e diventa Tex. Ogni
vignetta raccoglie un mondo, che è il nostro mondo, ma visto attraverso
occhi acuti, freschi, sempre puntati verso il punto centrale della
questione, qualunque essa sia. Anche i temi più scottanti, più
problematici, le vicende più tristi riescono a sgorgare dalla mano di
Tomaso come rielaborate, sintetiche, immediate. Non per questo meno
terribili, ma fino a che ci sarà Tomaso a ritrarre la realtà, allora ci
sarà speranza perché, si sa, gli artisti si nutrono proprio di essa.
Tomaso Marcolla ci piace tantissimo, qui su
OltreTrento. Abbiamo voluto inaugurare con lui, con l’artista che io
personalmente preferisco, una galleria personale di artisti trentini.
Abbiamo a disposizione pareti vuote, nel nostro OltreTrento virtuale, da
arredare con le opere che ci piacciono di più. Quale occasione migliore,
per l’appunto, di quella di festeggiare un primo premio per un nostro
artista? Benvenuti alla nostra vernice!
Sara
7 febbraio 2009
www.oltretrento.com
MUVAc - MUseo Virtuale
Arte Contemporanea - presenta i primi "Best Artist" 2009
Tomaso Marcolla selezionato come migliore artista della sezione grafica
con l’opera “mela invado”
La
manipolazione e l’ostensione esplicite nel lavoro di Tommaso Marcolla.
Come per un prodotto commerciale, un marchio registrato per un bene
consumabile. O già consumato. Il mondo è in vendita e in uso, merce
consumabile e in scadenza. Già guasta. L’artificio ha un meccanismo
allusivo di giochi di parole dall’ironia sarcastica, di rimandi
simbolici. Il peccato originale imperdonabile e irrimediabile è
l’invasione, l’occupazione come un tarlo devastatore, la colonizzazione
armata che fagocita, esaurisce, intacca dall’interno. Inarrestabile.
Senza rimedio.
Simonetta Angelini, critico d’arte
Febbraio
2009
http://muvac.mamastudios.com/
L'ADIGE, 31-5-2008
Arte – L’esposizione
Marcolla e Guantanamo
Da tempo Tomaso Marcolla
produce idee sul tema della guerra e sui guerrafondai. Si ricorderanno
le sue parodie in digitale con un Bush eczematoso e un algido Putin con
le armi al posto delle pupille. Per non parlare della sua «Mela Invado»,
un sorta di Mela-a-mano-armata. Ora arriva un'altra bella idea e
un'altra buona notizia per l'artista trentino. Si tratta di un'altra
delle sue efficaci creazioni: «Guantanamo» (nella foto). L'immagine è
stata selezionata al concorso internazionale di arte digitale «L'onda»
indetto a Genova. Si tratta di un progetto, curato per promuovere e
diffondere lo sviluppo dell'arte digitale come espressione artistica,
riconosce i supporti multimediali come strumenti attivi per lo sviluppo
culturale e artistico. La finalità dell'evento, che ha caratura
internazionale, è quella di stimolare gli artisti ad utilizzare la
tecnologia digitale in tutte le sue forme come mezzo di espressione
artistica al fine di portare la conoscenza dell'arte digitale non come
sapere di pochi ma quale patrimonio dell'intera società. «L'onda» si
terrà dal 12 al 26 luglio 2008, nel nuovo Centro Culturale ArteinCampo
in via del Campo a Genova con l'esposizione delle opere selezionate.
Corona Perer
L'ADIGE, 10-12-2007
L’artista trentino in
mostra a Torino e in un catalogo curato da Daverio
Marcolla, un mondo «prigioniero di guerra»
di Corona Perer
Autunno intenso per il
trentino Tomaso Marcolla, la cui creatività ha trovato spazio in due
iniziative di portata nazionale, dopo un'estate in cui è stato possibile
vedere le sue opere anche in una mostra trentina, in quel di Denno, dove
era allestita «Cromatismi».
Ora, per due volte
consecutive è una moltiplicazione matematica a fare da leit-motiv. Prima
il catalogo «13x17» curato dal critico Philippe Daverio che raccoglie
mille delle 1600 formelle realizzate da un gruppo di artisti italiani
rimasti fuori dalla Biennale Arte del 2005, ed ora tre opere portate a
«Segni 20x20», rassegna internazionale d'arte contemporanea di Torino
organizzata dal «Cenacolo Felice Casorati in Campidoglio».
L'evento inaugurato al
Maneggio Chiablese della Cavallerizza Reale nel capoluogo piemontese è
stata inserito nel circuito di «Contemporary» e resterà aperto fino a
fine anno. Viene offerta una panoramica di oltre seicento opere di
artisti delle arti visive: pittori, scultori, fotografi, videomaker,
artisti dell'arte digitale. Ma perché il formato piccolo? «Perché esalta
la forza espressiva del contenuto», fa sapere Marcolla. Insomma la
finitezza dello spazio non è un limite, semmai amplifica la comunicativa
del «segno artistico».
Le opere che Marcolla ha
portato a Torino sono tre: «War» che fece da copertina ad un mensile
trentino edito durante il Festival dell'economia e poi «Eczema» e
«Welcome».
Giocando sul volto di
Bush con i teschi o incoronando di filo spinato un extracomunitario,
Marcolla sembra voler mettere in risalto il clima di guerra nel quale
siamo fatalmente immersi, in un clima di generale impotenza che crea
solo frustrazione.
Altrettanto per la
formella scelta insieme ad altre mille per il catalogo «13 x17» curato
da Daverio. Ora fa parte della collezione che è stata donata alla
Fondazione della Cassa di risparmio di Bologna per il costituendo Museo
della Città. Sviluppando l'equivalenza «Guerra = morte» Marcolla
raffigura uno scenario di guerra grondante sangue. La formella, appunto
del formato 13X17, è parte anche di una originale protesta da parte di
un gruppo di artisti alla Biennale Arte del 2005. «Fu una reazione alla
scarsa considerazione mostrata dall'organizzazione ufficiale nei
confronti dell'arte italiana», ci racconta Marcolla.
Poiché la Biennale aveva
dimostrato scarsa attenzione verso gli emergenti, un gruppo di questi
pensò di fare un padiglione italiano esterno: piccolo-piccolo ma
grande-grande per creatività. Infatti il tamtam fu tale che furono in
molti ad aderire con un lavoro che aveva un unico vincolo: la misura
13x17. Come dire: piccola attenzione verso l'arte italiana e perciò
piccola misura, piccola arte. Nel corso degli anni successivi la mostra
è diventata itinerante ed ora è immortalata nel catalogo a cura di
Daverio e di Blanchaert pubblicato per i tipi di Rizzoli. Non solo: è
entrata nella collezione per il nuovo museo di Bologna.
Un bel
colpo, davvero.
Chi è
Tomaso Marcolla, diplomato all'Istituto d'arte di Trento, ha lavorato
come grafico e art director in agenzie di pubblicità. Attualmente
impegnato nel campo della grafica, si occupa inoltre di prodotti
multimediali e Web design. Il suo percorso artistico è iniziato nella
maniera classica dei paesaggi eseguiti «en plein air» con i soggetti
cari agli impressionisti. Successivamente la tecnica si trasforma,
l'acquerello viene contaminato dall'acrilico e dal collage. Il paesaggio
si carica di seduzioni e suggestioni mescolate al naturalismo dove
riemergono contenuti remoti quasi dimenticati. Oggi la sua produzione è
assai variegata e spazia dagli acquerelli agli oli, dalla fotografia
all'acrilico, dalle vignette ai lavori grafici fino alla computer
grafica.
L'ADIGE, 16-05-2007
L’opera dell’artista di Ton alla Triennale
Il «Bush-Tex Willer» di
Marcolla a Tallin
TON - L'opera si intitola «Terminator», e rappresenta un
popolare personaggio dei fumetti, Tex Willer, con il volto di George
Bush. Un disegno a penna, poi digitalizzato al computer, di cui è autore
Tomaso Marcolla, artista di Ton, e che sarà esposto alla fase finale
della 14ª edizione della «Triennale di Tallin» (Estonia). Alla triennale
partecipavano infatti 514 artisti, e dopo ampia scrematura ne sono
rimasti in corsa 99, che esporranno le proprie opera dal 17 ottobre al
27 novembre, al Kumu Art Museum.
Tra questi appunto Tomaso Marcolla, il solo italiano presente all'ampia
e prestigiosa vernice estone, che aveva per tema «Political and poetical».
Della giuria facevano parte Richard Anderton (University
of the West of England, Bristol), Arunas Gelunas (Vilnius Academy of
Fine Arts, Lithuania), Anders Härm (Tallinn Art Academy, Estonia), Eha
Komissarov (Kumu Art Museum, Estonia), Cecilia Mandrile (artista,
Argentina); Teemu Mäki (artista, Finlandia), Lilijana Stepan (The
International Centre of Graphic Arts, Slovenia).
L'ADIGE, 20-01-2007
L’opera dell’artista trentino ad una mostra
internazionale
Marcolla e la mela a mano armata
Sulle prime fa venire in mente Magritte.
L'idea - meno metafisica ma amaramente vera - è però originale. «Mela
invado» (nella foto) del trentino Tommaso Marcolla è una mela... a mano
armata. È il modo con il quale un vivace web-editor che lavora in
Provincia, a Trento, e coltiva l'amore per l'arte, dice qualcosa di
significativo sulla irrimediabile tendenza che porta l'uomo del terzo
millennio verso la violenza, la sopraffazione, malgrado abbia tutto per
essere felice: il dominio della scienza e della tecnica, naturalmente, e
ancora benessere e progresso, risorse cattedrali del pensiero e della
musica. E invece fa la guerra, l'homo sapiens. Questa piccola mela i cui
colori spaziano tra il rosso del sangue e il vinaccia, ce lo ricorda.
«Con la guerra, le armi, riusciamo a distruggere la terra, con vari
pretesti invadiamo altri territori. Ci giustifichiamo con la scusa di
esportare pace e democrazia», dice Marcolla che con la sua mela è
arrivato tra i 30 artisti selezionati (su 309, di 42 Paesi). Da una
settimana espongono a Trieste, alla mostra che conclude il concorso
internazionale «The brain project 2006». La coordinatrice
dell'iniziativa Annamaria Castellan, spiega che lo scopo era riuscire a
realizzare una panoramica sul «come» e sul «dove»: come si crea e dove
si indirizza oggi l'arte digitale. Una forma espressiva che contamina e
espande le potenzialità della pittura, della fotografia e del graphic
design. Marcolla ci racconta che il tema da sviluppare per tutti i
concorrenti era «Confini/ Borders». Tecniche fotografiche sospese tra il
fotoritocco e la pittura digitale hanno prodotto opere a tema, a metà
tra l'evocativo e l'immaginifico, fino al surreale, alla critica sociale
e all'ironia. Tommaso
Marcolla ha puntato sulla mela «mezza mangiata» e «molto contaminata»
(da un sinistro fucile). Emerge nella sua originale scelta un passato
trascorso nel mondo della pubblicità. Diplomato all'Istituto d'Arte di
Trento, Marcolla ha lavorato come grafico e art director prima di
approdare in Provincia, dove cura la grafica di pubblicazioni e
stampati, si occupa di multimedialità e web design. Ha esposto in
collettive e allestito personali (il Mart lo aveva selezionato per il
concorso di idee per Arte Sella ‘98, «Progetto dei Progetti»). La sua
mela "no-war" è esposta ora alla Biblioteca Statale di Trieste dove la
mostra con le trenta migliori opere del Concorso Brain-project rimarrà
aperta fino al 10 febbraio. All'inaugurazione c'era anche il presidente
della giuria che ha selezionato le opere, Edward Zajec, considerato
un'autorità mondiale nel campo dell'arte digitale (sue opere sono state
esposte in importanti musei, quali il Museo d'arte Moderna di New York e
il Centre Pompidou di Parigi).
Corona Perer
Intervista di Denise Cattani pubblicata sul sito “from
art to digital”
il blog dedicato all’arte e alla cultura digitale
18 aprile 2006
Intervista a Tomaso Marcolla
Dopo la partecipazione ad Hype Gallery di Milano, il grafico ed artista
trentino Tomaso Marcolla è stato invitato a partecipare ad Hype Gallery
di Amsterdam (8-29 aprile) con "Help-aiuto (mela invado)", un vignetta
sul tema della guerra realizzata attraverso il computer.
Tomaso Marcolla non è propriamente un artista "digitale". È più esatto
considerarlo come un artista versatile, che parte da un' assoluta
padronanza del disegno e delle tecniche artistiche tradizionali, per
spingersi poi oltre, in una continua ricerca di materiali e mezzi
diversi. Tra questi due poli, tradizione e sperimentazione, prende vita
tutta la sua variegata produzione artistica che spazia dagli acquerelli
agli oli, dalla fotografia all’acrilico, dalle vignette ai lavori
grafici.
La presentazione del suo nuovo lavoro "digitale" mi ha dato comunque
l'occasione di parlare con lui della sua arte e, parallelamente, di
presentare Hype Gallery, il progetto europeo promosso da HP (Hewlett-Packard)
con lo scopo di offrire a creativi ed artisti una galleria aperta per
esporre i propri lavori. Unico vincolo imposto dallo sponsor: il titolo
dell'opera deve contenere le lettere H e P.....
Dopo la tappa di Milano del novembre scorso ora stai partecipando anche
ad Hype Gallery di Amsterdam. Puoi parlarci dell'evento?
Hype Gallery è un nuovo concetto di esposizione dove le
opere, inviate dagli artisti su supporto digitale CD, vengono stampate
su grande formato ed esposte nella galleria che, in questo modo, si
aggiorna continuamente. I lavori vengono inoltre pubblicati on-line.
Sono venuto a conoscenza di questa manifestazione perché invitato ad
esporre presso Hype Gallery di Milano nel novembre 2005. In seguito sono
rimasto in contatto con l’organizzazione che mi ha invitato anche ad
Amsterdam. In futuro è prevista una esposizione a Berlino dove penso di
partecipare. Non vi sono vincoli né temi per cui si è totalmente liberi
nella realizzazione. Penso sia un’opportunità importante per chi, come
me, crea in modo libero senza imposizioni (galleristi) e senza necessità
di creare per vendere e questo mi permette una assoluta libertà.
Ad Amsterdam presenti una vignetta di computer grafica intitolata Help -
aiuto (mela invado). Puoi presentarci il lavoro?
Molte delle vignette che realizzo affrontano il tema della guerra,
l’inquinamento, la disparità tra nord e sud del mondo. In questo caso ho
voluto dare risalto al tema della guerra. Una mela che rappresenta il
mondo con i suoi diversi continenti viene consumata/mangiata dai due
lati. Due figure contrapposte di soldati la “invadono”, la consumano e,
piano piano, la distruggeranno completamente. Ho iniziato realizzando la
foto digitale di una mela e poi un’ altra della stessa mela morsicata ai
due lati. In seguito ho lavorato a computer con i programmi di
fotoritocco, creando un fotomontaggio delle due immagini e sovrapponendo
le sagome di due soldati.
Anche a Milano avevi presentato una vignetta (realizzata però a penna)
che riprendeva il tema della guerra: i due lavori si pongono sulla
stessa linea o hanno preso vita da spunti differenti?
Gli spunti da cui parto per realizzare una vignetta sono molteplici.
Raramente accetto di creare qualcosa su commissione perché preferisco
seguire gli stimoli che nascono spontaneamente. Forse è il periodo in
cui viviamo, con continue immagini e notizie di guerra, a stimolare la
mia fantasia e ad offrirmi molteplici spunti. Le tecniche che utilizzo
dipendono sempre dall’effetto che voglio ottenere. A Milano avevo
presentato un disegno realizzato a penna che poi avevo digitalizzato con
lo scanner ed inviato alla galleria su CD. Raffigurava il presidente
Bush mentre parlava e i suoi denti erano formati da tante bombe.
Sei un artista molto versatile, che ama confrontarsi con diversi generi
artistici tradizionali. Anche se, come grafico, sarai tutti i giorni a
stretto contatto con le tecnologie digitali. Cosa pensi dell'arte
digitale? È una forma d'arte che ami o che consideri secondaria nella
tua attività?
Considero l’arte digitale come una forma d’arte diversa,
con delle possibilità comunicative peculiari rispetto alle forme d’arte
più tradizionali. La scelta del mezzo infatti dipende sempre da "come" e
"cosa" voglio comunicare. Cerco di tenermi aggiornato sulle novità nel
campo delle tecnologie sia come grafico che come artista. Nel mondo
digitale, infatti, lo spazio lasciato al mezzo (computer e software)
spesso agevola la creazione, mettendo a disposizione una gran varietà di
strumenti e soluzioni. Resto comunque sempre affezionato alle tecniche
tradizionali (acquerello, acrilico, olio, collage) che amo sperimentare
e che, a differenza del computer, offrono un contatto diretto con
l’opera.
CORRIERE DEL TRENTINO,
10 gennaio2006
«Naturalismi» di Tomaso
Marcolla è l’immagine della tessera dei bancari
Un quadro trentino per il 2006 della Fabi
TRENTO – La Fabi (Federazione autonoma bancari italiani) ha acquistato
dal pittore trentino Tomaso Marcolla un quadro della serie «Naturalismi»
e l’ha collocato nella sede della segreteria nazionale di Roma, in via
Tevere 46. Soprattutto l’immagine del quadro è stata stampata sulla
tessera sociale 2006 della Fabi: si trova in oltre 90mila portafogli
degli iscritti all’organizzazione. Tomaso Marcolla, diplomato
all’Istituto d’Arte di Trento, ha lavorato come grafico e art director
in agenzie di pubblicità, ha esposto in numerose collettive e allestito
personali in diverse gallerie e spazi pubblici, partecipando con
successo a numerosi premi e selezioni. Progetto dei Progetti per il Mart
di Rovereto, ha presentato il calendario 1998 al X Salone del Libro di
Torino; una sua opera fa parte della DiArt, collezione permanente di
arte religiosa contemporanea di Trapani; è stato selezionato per
l’inserimento nell’Italian Artists’ Annual 2004, catalogo di artisti
pubblicato in Australia – formula unica nel suo genere, che nasce con
l’intento di promuovere una selezione di artisti italiani nelle città
dell’Australia e del Sud Est Asiatico. Nel 2005 sono stati presentati
una sua opera e un testo critico sull’edizione internazionale delle
riviste Berliner Kunst Magazine e del NY Artsmagazine (di cui 3000 copie
sono state distribuite all’Armory Art Fair 2005, la più grande fiera
d’arte dell’anno a New York).
Maria Ida Clementel
Intervista di
Francesca Conte pubblicata sul webmagazine "I-web" di Rai
International
Luglio 2005
D: Quali tecniche preferisci per esprimere la tua
arte?
R: Mi piace sperimentare, usare e mescolare tecniche anche contrastanti
fino a stravolgere l’uso tradizionale dei colori. Uso la fotografia per
poi dipingere con gli acrilici e creare collage particolari, la china per
disegnare vignette o il computer per elaborare immagini. Non importa la
tecnica quanto riuscire a comunicare, emozionare.
D: Quali sono le tue principali fonti di ispirazione?
R: La natura, un colore, un manifesto pubblicitario, una mostra, un
particolare di un’opera famosa, qualsiasi stimolo visivo che provoca
emozione può essere occasione per creare un dipinto, una vignetta o per
assemblare materiali diversi.
D: Quanto spazio è dato in Italia all’arte, noti
delle differenze rispetto agli altri paesi?
R: Al di fuori dei circuiti classici vi è poco spazio per l’arte e gli
artisti. In altri stati si propone l’arte al di fuori degli spazi
tradizionali come gallerie e musei; questo potrebbe essere un aspetto da
sviluppare anche in Italia.
D: Che tipo di eventi vorresti fosse maggiormente
promosso nel nostro paese?
R: Più che promuovere un evento, cercherei di favorire lo scambio di
esperienze tra gli artisti di nazioni diverse. Il confronto, lo scambio di
esperienze e di culture diverse crea notevole entusiasmo
artistico-culturale.
NY Artsmagazine, March/April
2005
Tomaso Marcolla
www.marcolla.it
Il percorso artistico di Tomaso Marcolla,
iniziato con la grafica, lo ha portato negli ultimi anni a confrontarsi
con nuovi mezzi di espressione pittorica. Dal colore dirompente dell'olio,
alle sfumature degli acquerelli, all’assemblaggio di materiali diversi,
fotografia ed acrilico, fino all’uso dell’acquerello abbinato alla penna a
sfera.
Un percorso che sembra confrontarsi con la tradizione, nella ricerca di
moduli nuovi e nuove conferme, in una costante e multiforme ricerca che
sarebbe arduo arginarne lo “stile” entro facili schemi. È forse questa una
delle particolarità essenziali di una attività artistica che sa adattarsi
alle più svariate motivazioni senza mai perdere in originalità.
NOS MAGAZINE, febbraio
2005
Tomaso Marcolla
di
Denise Cattani
In un epoca come quella
contemporanea in cui anche il panorama artistico è fortemente influenzato
dalla diffusione di computer, video e nuovi media fa una strana
impressione trovarsi di fronte ad un’artista che possiede una così
straordinaria padronanza del disegno e delle tecniche artistiche
tradizionali.
Tomaso Marcolla, originario di Vigo di
Ton, grafico di professione ed artista per passione, ama confrontarsi con
la tradizione sperimentando tuttavia le infinite possibilità derivanti
dall’uso di materiali e tecniche diverse. Il suo sito, www.marcolla.it,
raccoglie la sua variegata produzione artistica che spazia dagli
acquerelli agli oli, dalla fotografia all’acrilico, dalle vignette ai
lavori grafici.
“Attualmente” ci spiega
“sto lavorando alla realizzazione di collages con l’acrilico. Parto da una
fotografia scelta casualmente, la elaboro, la incollo e dipingo, a seconda
delle sensazioni che mi trasmette al momento.
Marcolla è una persona
schiva e riservata che è riuscita a ritagliarsi il proprio successo pur
tenendosi ai margini del “sistema” dell’arte. “Per me dipingere è una
passione” spiega “voglio essere libero di realizzare quello che sento. Se
poi piace anche agli altri sono contento ma non amo dipingere su
commissione”.
Nell’anno appena trascorso
ha ottenuto diversi riconoscimenti: alcune sue opere grafiche realizzate
su carta con penna ed acquerello sono state scelte per essere inserite
nell’Italian Artists’ Annual 2004, una pubblicazione nata per promuovere
in Australia e nel sud est asiatico una selezione di artisti italiani. È
stato inoltre scelto dalla Word Art Media (un’agenzia mediatica di New
York) per pubblicare una sua recensione nell’edizione internazionale del
“NY Artsmagazine” e del “Beriner Kunst Magazine”. E a breve, nel mese di
marzo, verrà anche pubblicata una sua intervista sul sito
www.italica.rai.it di Rai International.
Come ti sei avvicinato
al mondo dell’arte?
Fin da piccolo ho sempre nutrito una grande passione per il disegno e
la pittura e così ho deciso di frequentare la scuola d’arte. Una volta
terminati gli studi ho cominciato a lavorare come grafico e art director
in agenzie di pubblicità. Parallelamente ho continuato a coltivare la mia
passione per l’arte.
Quando è iniziata la
tua carriera artistica?
Ho iniziato ad esporre nel 1986, prima soprattutto in ambito locale.
Poi ho partecipato ad alcuni concorsi e, visto il riscontro positivo, ho
continuato. Ho esposto in numerose collettive e personali e ho partecipato
con successo a numerosi premi.
Cosa pensi del panorama
artistico contemporaneo?
Mi piace tenermi informato su quello che accade. Per questo viaggio
spesso, a volte anche all’estero, per visitare mostre e cercare nuovi
stimoli. Sono incuriosito anche se a volte rimango perplesso di fronte a
quello che vedo.
C’è qualche artista che
ti piace particolarmente?
Se andiamo indietro nel tempo sicuramente Caravaggio.
L'ADIGE, 11-01-2005
L'artista
trentino sul sito dell´Artsmagazine americano, con platea «mondiale»
Marcolla, arte «virtuale» a N. Y.
Il
pittore trentino Tomaso Marcolla è
stato invitato dalla
Word Art Media, un'agenzia
mediatica con
sede a New York
che opera a
livello internazionale, a
pubblicare nell'edizione
internazionale del "NY Artsmagazine" e del
"Berliner Kunst Magazine"
una sua opera ed un testo di presentazione.
Inoltre, il suo sito internet, (www.marcolla.it) sarà inserito per un anno
intero, attraverso un link, nel sito del "New York Artsmagazine".
Nel testo
pubblicato, si afferma che «Il
percorso artistico di Tomaso Marcolla,
iniziato con la grafica, lo ha portato negli ultimi anni a confrontarsi
con nuovi mezzi di espressione pittorica. Dal colore dirompente dell´olio,
alle sfumature degli acquerelli, all´assemblaggio di materiali diversi,
fotografia ed acrilico, fino all´uso dell´acquerello abbinato alla penna a
sfera. Un
percorso che sembra confrontarsi con la tradizione, nella
ricerca di moduli nuovi e nuove conferme, in una costante e multiforme
ricerca che sarebbe arduo arginarne lo "stile"
entro facili schemi. È
forse questa una delle particolarità essenziali di una attività artistica
che sa adattarsi alle più svariate motivazioni senza mai perdere in
originalità».
L´opera
pubblicata è «Collage n. 25». un
acrilico e collage
su tavola del 2001.
Per saperne di più: www.nyartsmagazine.com.
TRENTINO,
22-10-2003
LA
MOSTRA
Marcolla, fascino del
frammento
di Fiorenzo Degasperi
Vent'anni
fa si chiamava ritorno al privato. Oggi, nel campo artistico, si potrebbe
coniare il termine "ritorno al frammento".
È
la riflessione dopo aver visitato la mostra di Tomaso Marcolla alla
Galleria d'arte Fogolino di Trento, aperta fino al 24 ottobre con il
titolo "Veicoli di senso". Solo acquerelli. D'altra parte
l'artista di Vigo di Ton ci ha da molti anni abituati a questa tecnica
particolare, quanto ormai in via d'estinzione. Dolci e delicate stesure,
quasi velate, altre volte ispessite, dimostrano come l'acqua e un tocco di
colore sappiano creare stati d'animo, riflessioni e meditazioni.
Sospendere poi il frammento nello spazio, come se nascesse da solo,
isolato, per autoproduzione, cellula autogenerantesi, è una modalità
voluta e precisa di collocare al di là del tempo il soggetto stesso. Lo
avevamo apprezzato in un altro artista di "montagna": Gianluigi
Rocca, scandagliatore del microcosmo della vita quotidiana alpina. Lo
apprezziamo oggi in Tomaso Marcolla perché l'arte, al di là dei massimi
teorici della contemporaneità, se non sa suscitare atmosfere e
sensazioni, catturare la fantasia o farla nascere al cospetto del lavoro,
allora non fa parte di quell'umanità che spera ancora, per mezzo
dell'arte, di far cantare la carta, il colore, il pennello, l'azione, il
gesto, la forma e i volumi.
Rispetto
ai freddi sperimentalismi registriamo la presenza in questi lavori di un
senso dal forte spessore. Uno spessore riempito di memoria appunto, di
ricordi, di sogni, di un tempo che non passa mai perché non vogliamo
farlo passare, affinché la donna con la falce si allontani sempre più
dall'oggi per spostarla in un futuro senza fine.
Una
scarpa rovesciata, slacciata. Una moka, un tegame, bicchieri azzurri -
quelli da osteria, che si potevano sbattere sul tavolo senza che si
rompessero, muti testimoni di giochi d'azzardo che riempivano la giornata
-, uno straccio a scacchi rossi e bianchi, un melograno simbolo di quella
fertilità che non vuol essere altro che passione ed emozione. E ancora
tanti altri piccoli oggetti d'uso quotidiano, che nascono e muoiono nello
spazio di un foglio bianco, delicatamente accennati dalla penna, plasmati
dall'acquerello. Però fanno ricordare, fanno giocare la mente. Perché
sono metafore di una natura tutt'altro che morta. Accumulatori di senso li
chiama Zimarino, in grado di tirar fuori dall'osservatore, secondo il
proprio specifico e individuale universo, un senso. Il senso stesso
dell'esistenza.
L'ADIGE,
9-10-2003
Disegni a biro e acquerello, oggetti d’uso comune, ma non è solo
tecnica raffinata
Marcolla,
il quotidiano non è banale
Alla galleria Fogolino di Trento, un realismo di sentimenti
Uno
scarpone da montagna, una caffettiera da pulire, un canovaccio
spiegazzato, un paio di jeans sgualciti, mezza zucca. Siamo alla galleria
Fogolino o siamo a casa di qualcuno? Tutte e due le cose. Nella galleria
di via S. Trinità siamo magicamente entrati in casa dell’artista Tomaso
Marcolla. Gli oggetti quotidiani che ci scorrono davanti hanno in sé un
qualcosa che c’impedisce di gettarli nel contenitore delle banalità.
Si
tratta di una ventina di lavori grafici realizzati con l’acquerello e la
penna biro. La tentazione di appiccicarvi il naso per analizzarne la
tecnica esecutiva è forte. Sono riprese perfette e minuziose dove il
preciso e leggero segno dell’inchiostro si sposa magnificamente con la
leggerezza dei colori. Ma a questo punto subentra la magia. Ed ecco che lo
scarpone usato diventa uno scarpone che sa di montagna e dei bei ricordi
legati ad essa; la caffettiera diventa lo strumento che addolcisce il
risveglio mattutino; i bicchieri da tavola riportano al rito quotidiano
del pasto. Perché Marcolla offre alla vista del pubblico dei frammenti
della propria quotidianità? L’artista ci dona il suo mondo,
insegnandoci che in fondo, è lo stesso che ci appartiene. Senza
sotterfugi patetici, queste immagini entrano dirette nella nostra sfera
personale, andando a scuotere i ricordi e le emozioni che giacciono in
quell'angolo appartato della nostra memoria. Da troppo tempo l’arte
contemporanea usa altri mezzi per destare in noi la curiosità
(soprattutto intellettuale), ma colpirci con l’arma della più schietta
dolcezza succede raramente. Accogliamo dunque l’abbraccio fraterno di
Tomaso Marcolla, consapevoli che anche i più semplici oggetti che ci
stanno attorno sono contenitori delle nostre affettività.
Marco
Tomasini
Impressioni
di un visitatore
Celestino
Castagna - 1 ottobre 2003
L’arte
dei nostri giorni, non solo figurativa, offre il fianco, in molte
occasioni, ad una grande difficoltà di comprensione. La stragrande
maggioranza del pubblico che visita una mostra o ascolta un concerto di
musica contemporanea, non possiede una sufficiente preparazione tecnica e
culturale per cogliere pienamente il significato e il valore delle opere
che gli sono proposte. Si affida al sofisticato commento del critico, alla
popolarità o all’eccentricità dell’artista, o, istintivamente, ad
una valutazione che privilegia gli aspetti “decorativi” su
un’analisi introspettiva. Nei
casi più estremi rimane sconcertato, magari con la sensazione di una
presa in giro, o mugugnando frasi sarcastiche del tipo: “questo poteva
averlo fatto anche il mio bambino all’asilo!”.
Ma
non sempre è così. Nel
variegato assortimento di stili, correnti e tendenze che offre l’arte
moderna, gli “iperrealisti” puntano alla massima chiarezza espositiva
e allo sfoggio di una raffinata maestria tecnica.
In quest’ottica si può senz’altro collocare la mostra
dell’artista Tomaso Marcolla, allestita in questi giorni alla Galleria
Fogolino. Sono raffigurati semplici oggetti che ci accompagnano nella vita
quotidiana come un guanto da lavoro, uno scolapasta, un paio di jeans, un
bruschino o frutti della terra e del lavoro contadino come un grappolo
d’uva, un cavolo, una zucca. Ci appaiono talmente “reali” che si
rimane davvero stupefatti dalla grande abilità del disegno e della resa
cromatica. Prendiamo ad esempio la moka del caffè: un delicato e sapiente
impasto di colori, rende alla perfezione la lieve lucentezza del metallo
patinato dall’uso e dal tempo. E
poi le serie dei bicchieri con tutte le sfumature e i giochi di riflessi e
trasparenze, in un “rilassante” monocromatismo azzurro. O ancora il
senso “quasi tattile” nel guanto da lavoro, in quel volume
tratteggiato dal tratto scuro di pieghe e cuciture.
A
questo punto però, si potrebbe obiettare che tale “progetto”, pur
evidenziando un grande virtuosismo e pur rappresentando la migliore
garanzia di autenticità e bontà artistica anche per il visitatore più
sprovveduto, di cui accennavo all’inizio, sia invece debole sul piano
espressivo, in quanto riproduzione “fotografica” della realtà, una
sorta di manierismo schematico e accademico. Ma io credo che nei dipinti
di Marcolla vi siano degli elementi che sovvertono questa ipotesi.
Fattori cioè che
spingono oltre la realtà e conducono lo spettatore, più o meno
inconsciamente, ad un preciso e coerente percorso interiore. Ad esempio
tutti gli oggetti rappresentati sono privi di sfondo, sono cioè “decontestualizzati”.
Solo un’ombra sfumata resa nei toni dell’azzurro (colore che invoca
tranquillità d’animo) da loro corpo e spazialità. Tutt’intorno è
bianco, assenza. Mi viene in mente un celebre esempio musicale a tal
riguardo: l’ouverture del Don Giovanni di Mozart: i grandi accordi
iniziali, scanditi da tutta l’orchestra,
sono seguiti da una pausa a cui partecipano solo alcune sezioni di
strumenti, mentre quelli di registro grave proseguono il suono. Si ottiene
così un effetto particolarissimo, “formidabile energia nascosta” (Albert),
“come se in quel vuoto l’orecchio interno facesse ulteriormente
risuonare l’appello testè udito (…)” (M.Mila).
L’assenza
è funzionale quindi ad evidenziare l’oggetto nella sua essenza,
lasciando libero lo spettatore da interferenze ambientali e invitandolo ad
una ricerca personale di sensazioni ed evocazioni, che affondano nella
memoria emotiva e nel ricordo di ciascuno.
Un
ulteriore elemento che accomuna le opere di Marcolla, con l’eccezione
della serie dei bicchieri, è una sorta di “non verginità”, a
qualcosa cioè che è passato intorno e ha lasciato il segno. Ad
un’azione non espressamente rappresentata ma implicita ed evidente: la
pannocchia sgranocchiata, il guanto consunto, i segni di insetti su cavolo
e foglia, le piccole tacche sulla moka, scomposta nelle sue tre parti, con
i fondi del caffè che fuoriescono, i lacci sfilacciati dello scarpone, i
semi caduti dalla zucca. Anche qui l’effetto è di estendere la nostra
percezione oltre l’immagine statica dell’oggetto, di percepire un
passaggio e una storia che sono accaduti e che hanno lasciato un segno.
Nella
serie dei bicchieri sembra invece venir fuori il bisogno di una ricerca di
armonia di tipo geometrico, quindi più astratta, evidenziata dal
monocromatismo e dalla “verginità” dell’oggetto (i bicchieri sono
vuoti e puliti). Forse una sorta di “estensione” ed elaborazione
(attraverso oggetti reali) di semplici linee rette.
“Veicoli
di senso”
Antonio Zimarino - 20 agosto 2003
Se
è vero che in un’epoca come la nostra sia assurdo parlare di categorie
e principi secondo cui “arte” sia questo o quest’altro, che sia
pittura o scultura, video o installazione, è pur vero che per chi ama
l’arte e la frequenta, non è facile orientarsi entro la fenomenologia
del contemporaneo a causa delle tante proposte e delle tante variabili che
il presente offre.
Il che può essere alternativamente un bene o un male, perché grazie (o a
causa) dell’enorme numero di proposte e dell’incertezza, siamo
nuovamente chiamati come osservatori, a dire la nostra, a scegliere cosa
per noi abbia senso in questo enorme proliferare di immagini e di parole,
di riviste e mostre, dove tutto sarebbe straordinario ed epocale. Nelle
epoche di incertezza siamo chiamati a scegliere, a preferire, a giudicare
e quindi, ad osservare e comprendere. Questa condizione, in arte, non può
che essere un gran bene, se impariamo a viverla senza farci schiavizzare
dall’immaginario che trend, mercati, riviste, mostre e gallerismi “a
la pàge” ci confezionano per le proprie ragioni imprenditoriali.
Credo
sia necessario questo “incipit” per introdurre le nostre riflessioni
sui lavori di Marcolla, innanzitutto per puntualizzare il rapporto di
distanza che essi hanno con gli stereotipi mercantili predicati da molta
presunta ricerca artistica contemporanea e per far comprendere quanto
invece essi siano intimamente “contemporanei”, nella direzione delle
più autentiche “ricerche di senso” di questo tempo.
Sono
opere fuori da tutti i romanticismi interpretativi, dagli espressionismi
d’effetto, che catturano lo sguardo e spingono ad indugiare dentro i
particolari a causa della loro “esagerata” realtà. Si resta
certamente impressionati dalla precisione, dalla cura, dall’attenzione
del segno, del tratto ma tutta questa tecnica grafica appare finalizzata a
ben altre intenzioni che appartengono alla sfera della memoria, alla sfera
del “tempo” interiore.
Memoria
e tempo interiore sono contemporaneamente, presente, accaduto e possibilità
di accadimento e questa coincidenza delle dimensioni spaziotemporali può
darsi solo nell’anima e nell’interiorità, nella coscienza
dell’uomo. Allora se Marcolla sembra impiegare un tempo e un attenzione
esageratamente esatta su oggetti apparentemente desueti o banali, in realtà
sta cercando di riprodurre non tanto un oggetto ma di ricrearne un nuovo
tipo (che sia immagine di quello reale, ma) trasfigurato dal filtro della
propria esperienza. Limitarsi a fotografare sarebbe banale, ma è il
ripercorrere intimamente le ombre, le pieghe, le consunzioni, le luci, le
muffe, che consente quell’operazione di “appropriazione” e
assimilazione dell’oggetto al proprio universo interiore, alla propria
anima e al proprio universo di senso. È il tempo esageratamente lento di
una esecuzione permette all’artista di trasferire la propria dimensione
interiore in ciò che rappresenta … ma è anche vero che solo un tempo
lungo di osservazione permette all’osservatore la partecipazione e il
superamento dell’approccio meramente visuale ed artificiale della
tecnica. L’emotività e l’istintualità pur appartenendoci, sono
momentanee e velocemente trascorrenti e ci caratterizzano, certo, ma
essendo legate al tempo transitorio, non ci permettono di afferrare la
permanenza, la memoria, ciò che nel tempo resta di noi e del nostro
universo di relazione.
La
metafora si fa sempre più intrigante: allora forse tutti quegli oggetti
che ci transitano davanti, che gestiamo casualmente, che manipoliamo,
gettiamo, mangiamo, usiamo, (bicchieri, scarponi, spazzole, verze, camicie
ecc.) forse non sono “cose” ma “veicoli di senso”, ovvero elementi
che permettono l’innesco della dimensione d’anima, l’ingresso in una
percezione del reale non casuale, ma animata dalla possibilità di capire,
di ricordare, di immaginare. Non è semplicemente la “réverie”
proustiana, malinconica e patetica, nemmeno espressionismo vangoghiano
(ricordate il paio di zoccoli?) non è la serialità della pop art che
nullifica amaramente il senso delle cose, non è nemmeno l’immanentismo
monolitico del recentissimo “post-human”.
Questi
lavori di Marcolla appartengono alla categoria più attuale del dipingere
e del fare arte: un arte che riceve la sua identità dalla ricerca etica
dell’artista, un’arte che nasce da ciò che la persona è e non da
quello che dichiara di voler essere o vorrebbe essere. È un approccio al
fare artistico che non fa risiedere tanto nel “ciò che si fa”, la
novità della propria proposta, ma piuttosto nel “ciò che si è”,
pertanto il valore dell’opera non è tanto nella novità vera o supposta
dei suoi elementi visivi, ma nella capacità di comunicare l’autenticità
di ciò che è. Questa dimensione etica del fare arte non ha definite
categorie formali, non ha schemi, non è video, non è pittura, non è
scultura, non è installazione: è piuttosto frutto autentico del vivere e
del percepire, dell’interpretare e dell’essere.
Per
questo intende anche liberare l’osservatore dalle categorie entro cui si
finisce per chiudere l’arte, suggerendogli (grazie
all’indeterminatezza del proprio statuto semantico, in quanto sono
lavori anti retorici, che non dichiarano, non sostengono, non affermano,
non concettualizzano, non teorizzano, non esaltano e non distruggono, ma
si danno a chi osserva con la stessa casualità di chi le ha osservate) di
mettere in moto il proprio universo di senso per leggerle. Hanno della
contemporaneità, il gusto indubbio del “reale” e il desiderio di
ricostruire il senso di esso, leggendolo attraverso lo straniamento
temporale e il significato che esso gli permette di accumulare, e che è
in grado di ritrasmettere.
Mi
piace vedere queste immagini come appunto, “accumulatori” di senso, in
grado di tirar fuori dall’osservatore la memoria e la possibilità
interpretativa, secondo il proprio specifico e individuale universo. Sono
appartenuti all’universo di senso del loro autore, ma sanno appartenere
anche al nostro, così, isolati nella loro monumentale chiarezza. Hanno
generato l’interesse di chi le ha dipinte, muovono l’interesse di chi
le guarda, così, per statuto proprio, dandosi con la stessa semplice
modestia della loro naturale funzione esistenziale.
Mi
piace questa discrezione di un arte che è, più che darsi o dichiarare di
essere: rispetta chi guarda, lo coinvolge e lo cattura con la tecnica, lo
eleva con il senso, non facendo percepire il passaggio tra il dato formale
e quello significativo. Diciamo dunque che questa via di ricerca può
essere estremamente interessante in possibili sviluppi a condizione che
sappia restare profondamente etica ed autentica nell’anima
dell’artista. Per il momento ci sia di piacere sottile, lasciare che il
gioco dell’immaginare rinasca liberamente in noi.
COMUNICHIAMO
- Dicembre 2002
APPUNTAMENTO CON L'ARTE
Intervista a Tomaso Marcolla
Sembran
veri!
Il
talento, la tecnica e l'espressività di un artista che ha fatto della
pittura, sua grandissima passione, occasione di crescita e di
arricchimento personale.
di Dina Fedrizzi
Come
hai scoperto di avere questa grande passione per la pittura?
Fin
da bambino ho avuto la passione per il disegno e la pittura. Mi ricordo
che da piccolo disegnavo molto, dipingevo bottiglie decorandole con fiori,
animali e tutto quello che mi veniva in mente; alcune le conservo ancora
come ricordo.
Finite le scuole medie ho scelto di frequentare l'Istituto d'Arte per
imparare e approfondire le tecniche artistiche.
Una volta diplomato ho lavorato come grafico in alcune agenzie di
pubblicità, trasformando così la mia passione per il disegno in lavoro.
Nei
tuoi quadri notiamo in prevalenza l'utilizzo della tecnica ad acquerello,
come mai questa scelta.
L'acquerello
è una tecnica molto bella con la quale si possono ottenere
sfumature, trasparenze ed effetti particolari, impossibili da
ottenere altrimenti. È una tecnica però molto difficile, non
concede ripensamenti. Mentre con l'olio o con l'acrilico è
possibile cancellare gli eventuali errori dipingendovi sopra, con
l'acquerello una volta sbagliato non è possibile correggere. Ho
cominciato a dipingere paesaggi con l'uso dell'acquerello perché si
riescono a ottenere le varie atmosfere del paesaggio, come le foschie, le
nebbie autunnali e la morbidezza della luce. È la tecnica che preferisco
e oltre alle opere figurative, paesaggi, fiori ecc. l'ho anche usata per
quadri astratti ottenendo dei risultati interessanti. Due di questi quadri
li ho esposti alla 6ˆ mostra mercato d'arte Contemporanea di Vicenza.
Ho anche sperimentato l’uso dell’acquerello abbinato alla penna a
sfera. Con questa tecnica ho realizzato una serie di disegni ritraendo
oggetti della vita quotidiana, un vecchio scarpone, un guanto da lavoro,
una pannocchia, ecc.
In questo periodo invece utilizzo la tecnica dell'acrilico. Creo dei
collage con fotografie di cespugli, rami, foglie e poi li dipingo con
l'acrilico, usando anche stucco ed altri materiali.
Quali
sono i colori che preferisci e perché.
Direi
che i colori caldi, dal rosso fino ad arrivare agli arancioni sono i
colori che preferisco. Ma anche i blu oltremare, l’indaco, sono colori
che mi piacciono e sono sempre presenti nei dipinti di paesaggio.
E
i soggetti dei tuoi quadri.
In
prevalenza preferisco dipingere paesaggi o comunque soggetti del mondo
naturale, dai cespugli, ai fiori ecc. ma tutto
quello che vediamo può essere uno spunto, sia esso un oggetto, un
colore, come il colore delle foglie autunnali, o un’atmosfera.
Qual'è
il quadro a cui sei più affezionato e perché?
Penso
che ad ogni quadro mi affeziono un po'. Sono legato a tutti i quadri che
ho realizzato, dai primi castelli e paesaggi fino alle ultime opere.
Cambiano le tecniche e i soggetti ma l’entusiasmo con cui dipingo rimane
sempre lo stesso.
Si
può dire che quello a cui sono più affezionato è sempre l'ultimo che
resta il preferito fino a quando la fantasia mi spinge a dipingerne un
altro.
Hai
incontrato un pittore che ti ha fatto da maestro?
Per
alcuni anni, nel periodo estivo, ho dipinto assieme al maestro Ettore
Maiotti di Milano che oltre ad essere un grande pittore figurativo ha
pubblicato molti libri e manuali sulle tecniche pittoriche. Con lui ho
affinato la tecnica dell'acquerello e dell'olio, imparando a dipingere dal
vero, “en plein air” come gli impressionisti. Lavorando con lui ho
imparato ad osservare la natura con occhi sempre nuovi, riuscendo a
cogliere l’autentica atmosfera del paesaggio.
Ho conosciuto anche il pittore Paolo Vallorz del quale apprezzo molto il
lavoro (non perdo mai
l’occasione per visitare le sue mostre).
Ho avuto occasione di mostrargli i miei lavori e i suoi suggerimenti sono
stati molto preziosi per me. Credo sia importanti potersi confrontare con
chi lavora a tali livelli.
Ti
ispiri a qualcuno quando dipingi?
Non
c’è un particolare artista a cui mi ispiro ma cerco di trovare spunti
visitando mostre, consultando libri d'arte, per conoscere quello che
succede nel mondo artistico. Dei pittori classici mi piace Caravaggio per
la sua pittura anti accademica. Anche il movimento degli impressionisti mi
ha sempre affascinato, per la tecnica nuova e per il modo in cui dipingono
il paesaggio, usando il colore in maniera libera.
Aspettative
e progetti futuri?
Vorrei
continuare a disegnare e dipingere riuscendo a ottenere dei risultati che
mi entusiasmino come è successo finora, cercando sempre nuovi spunti e
sperimentando nuove tecniche anche se da noi l’arte è vista in modo un
po’ scettico, ha difficoltà ad essere apprezzata soprattutto se non
rispetta i canoni classici del paesaggio o comunque del figurativo.
Per quanto riguarda i progetti per l’immediato futuro ho preferito non
impegnarmi in mostre o concorsi per potermi dedicare interamente allo
studio e alla creazione di nuove opere.
Cooperazione tra consumatori - novembre
2002
Eventi e cultura trentina
Intervista a Tomaso Marcolla
di Mariapia Ciaghi
Per Marcolla "Il fare arte
comprende la sperimentazione, coè lo studio e approfondimento delle
possibilità tecniche e comunicative delle diverse espressioni artistiche.
Ogni tecnica rappresenta un aspetto della mia personalità, dalla
delicatezza dell’acquerello, alla forza dell’acrilico fino alla
complessità dell’assemblaggio di materiali diversi".
Un misterioso legame attraverso distanze
enormi, latitudini e diverse condizioni ambientali, sembra accomunare gli
uomini in una costante particolarità magica innata in loro in tutti i
tempi. Questa particolarità magica si trasmette alle cose rappresentate
quando c'è nell'uomo una totale partecipazione al suo operare. Il
percorso artistico di Tomaso Marcolla segue questo cammino in una costate
e multiforme ricerca che sarebbe arduo arginarne lo "stile"
entro facili schemi. È forse questa una delle particolarità essenziali
di una attività artistica che sa adattarsi alle più svariate motivazioni
senza mai perdere in originalità.
Sommergersi, dubitare, riconoscersi,
allontanarsi dal convenzionale nell'avida ricerca del mistero non è solo
compito di saggi e filosofi ma anche privilegio di poeti e artisti. Da
cosa nasce questo bisogno di sperimentare, in una costante ricerca e
approfondimento delle possibilità offerte dal linguaggio dell'arte?
Penso che il fare arte debba comprendere
la sperimentazione delle molteplici espressioni artistiche,
sperimentazione intesa come studio e approfondimento delle possibilità
non solo tecniche ma soprattutto comunicative. Potrei dire che ogni
tecnica rappresenta un aspetto della mia personalità, dalla delicatezza
dell’acquerello, alla forza dell’acrilico fino alla complessità dell’assemblaggio
di materiali diversi.
Trovo molto importante mettere continuamente in discussione quello che
faccio per riuscire a scoprire nuove soluzioni, nuovi modi di comunicare
cercando sempre di accumulare stimoli ed esperienze anche con lo studio
del lavoro dei grandi maestri, per una indispensabile conoscenza
artistica.
Questo mio spaziare a tutto tondo nelle varie tecniche artistiche è stato
oggetto anche di critiche. Il mondo artistico predilige le
iper-specializzazioni, la immediata riconoscibilità del "prodotto-autore".
Credo che il circoscriversi in un determinato campo possa essere
limitante, soprattutto in termini di creatività, e pur incontrando molte
difficoltà intendo proseguire su questa strada che sarà comunque ricca
di nuove scoperte. D’altra parte per me dipingere è quasi una
necessità fisica, che prescinde dal "mercato".
Nelle sue opere lei parte da una
elaborazione delle percezioni visive utilizzandole abilmente a un fine
"funzionale" senza che questo possa ottundere le sue capacità
creative e le sue costanti fantasie immaginifiche. Quali sono le
difficoltà per arrivare a tale risultato artistico?
Credo che qualsiasi cosa vediamo possa
offrirci uno spunto, darci nuove ispirazioni. La difficoltà è quella di
riuscire a guardare con occhi nuovi in maniera libera da condizionamenti
per cogliere quelle particolarità altrimenti irraggiungibili.
La situazione generata dall’irrompere
delle tecnologie avanzate nel mondo editoriale ci porta a riflettere sul
futuro della diffusione nel campo dell'edizione artistica alla luce dei
nuovi codici digitali.
Quali sono secondo lei i nuovi formati o modelli che ritiene più adeguati
per "editare arte" nella nostra attuale cultura cibernetica?
Lavorando nel campo della grafica mi
occupo quotidianamente di immagini digitali che sono diventate parte
integrante della comunicazione. Anche l’arte ha saputo cogliere le
infinite possibilità di questa "rivoluzione" ed infatti sono
sempre maggiori i musei e le gallerie che si propongono usando il
digitale, sia su internet o su CD-ROM. È un mondo ancora tutto da
scoprire e sfruttare ma credo abbia enormi prospettive.
Con la creazione del sito:
http//www.marcolla.it nel ‘97 lei ha aperto nuove porte all'interscambio
e alla comunicazione che la rete internet offre. Come gestisce lei il
contenuto e le relazioni tra l’edizione online e offline? Quali vantaggi
e gli svantaggi di questo tipo di comunicazione?
Con l’avvento di internet, nessun
campo, nemmeno quello artistico è immune dall’informatizzazione.
Avere un sito internet è come avere una galleria, una mostra sempre
aperta. Chiunque può visitarla, anche se vive in Australia ed in piena
notte. Internet riesce ad unire luoghi e persone eliminando la barriera
della distanza e del tempo.
Molto importante è soprattutto il confronto ed il continuo scambio con
chi, visitando il mio sito, abbia la voglia di comunicarmi le proprie
emozioni, e che questo possa avvenire con persone diversissime tra di loro
per cultura, età, estrazione sociale, trovo sia una cosa affascinante,
impossibile da realizzare in altro modo.
Importante in un sito internet è l’aggiornamento dei contenuti che deve
essere fatto quasi in tempo reale. Dopo aver realizzato un’opera la
fotografo e la digitalizzo e quindi la pubblico nel sito rendendola subito
visibile a chiunque.
L'immagine riprodotta non potrà mai sostituire la visione di un’opera
dal vero, la sua matericità, internet rimane comunque un mezzo virtuale.
Recentemente lei ha riproposto in una
personale a Vigo di Ton il lavoro, già presentato lo scorso anno a Denno
e alla Biennale di Ferrara 2002, "Passaggi naturali", arricchito
di nuove opere nelle quali emerge sempre l'elemento natura. Cosa intende
lei per passaggi? Qual'è il legame tra passaggi e natura che muove il suo
operare artistico?
La mia pittura è nata con il
figurativo, dipingendo dal vero come al tempo degli impressionisti. Trovo
molto interessante dipingere dal vero, essere immerso nell’ambiente che
intendo rappresentare per coglierne l’atmosfera e vivere in Trentino è
da questo punto di vista uno stimolo continuo. La natura è fondamentale
per la mia pittura, offre molti spunti a chi sa osservarla con curiosità.
Il titolo "Passaggi" è inteso come mutamento, trasformazione da
una visione reale, fotografica della natura a una visione soggettiva
interpretata su ispirazione dettata da essa. È come se la natura offrisse
lo spunto per lasciarsi modificare.
Una cosa è valersi della foto solo per
il suo potere raffigurativo, altro è saper utilizzarlo insieme alla
pittura senza che trai due mezzi vi sia discordanza e opposizione. Come
riesce ad integrare tra loro i due linguaggi?
Sono sempre stato appassionato di
fotografia.
La fotografia ferma un istante un momento particolare e lo rende
immortale, non mutabile. I colori, l’atmosfera, i riflessi si fermano
dentro quello scatto per sempre.
Le opere che creo assemblando foto e pittura sono l’unione dell’aspetto
statico con un aspetto dinamico e libero ad interpretazioni. È proprio la
discordanza tra i due linguaggi a stimolare la mia ricerca in un percorso
che non ha un punto di arrivo ma ogni tappa è una scoperta, una scommessa
con me stesso.
Nelle sue opere dedicate ai castelli
trentini lei recupera la tradizione, la storia, la poesia. Da quali
suggestioni nascono? come coniuga la realtà con un universale artistico
al di fuori dello spazio-tempo convenzionale?
I castelli sono una presenza importante
per il Trentino. Non sono solo manufatti di interesse architettonico ma
personalmente evocano in me un fascino particolare, sono carichi di
storia. A volte sembra di sentire i rumori delle vicende che vi
accadevano, le voci dei nobili, della servitù. Ecco che allora nei miei
quadri ho voluto rappresentare quello che sentivo, oltre a quello che
vedevo. Una visione tradizionale che si trasforma in qualcosa di diverso,
l’aspetto figurativo, sempre presente, si mescola ai testi, alle parole
che sento-vedo fuoriuscire dal castello. L’atmosfera, l’ambiente
circostante cambia, plasmato dalla mia fantasia.
Nella volontà di una comunicazione
diretta che tocca intimamente ed emotivamente l'osservare lei opera
attivamente nel sociale utilizzando l'arte come strumento di lotta contro
le ingiustizie. Quali scontri e quali soddisfazioni ha avuto in questo suo
impegno? A quali rassegne ed eventi ha partecipato?
Nelle vignette cerco di sintetizzare
aspetti che riguardano la guerra, l’inquinamento, la disparità tra Nord
e Sud del mondo usando diverse tecniche. Ogni qualvolta un qualche aspetto
sociale mi colpisce provo a tradurlo in disegno e piano piano ne ho
realizzati diversi, su svariati argomenti.
Ho avuto molte soddisfazioni ed apprezzamenti nei vari concorsi a cui ho
partecipato. Al concorso nazionale di fumetto "stop alla bomba con un
balloon" indetto dal Comune di Genova ho vinto con la vignetta
"parole, parole…". Con la vignetta "divieto di pace"
sona stato selezionato per la manifestazione "200 artisti per la
pace" a Trapani.
La vignetta "strettoia" è stata pubblicata dal mensile
"Panda" del WWF, ed altre sono state inserite in diversi siti.
Inoltre, per alcuni anni, ho stampato un calendario nel quale ho raccolto
alcune vignette e quello del 1998, su interesse di una casa editrice
trentina, è stato esposto alla fiera del libro di Torino.
Quale il messaggio che vorrebbe lasciare ai giovani in questo mondo
stordito e confuso ma pur sempre ricco di meraviglie?
Sinceramente vorrei vedere nei giovani
la libertà di essere se stessi, artisti nel proprio comportamento, ma
vedo che spesso seguono determinati schemi prefissati, vittime della
pubblicità e dell’omologazione. Una maggiore fiducia nelle qualità
individuali penso sia la strada giusta per evitare un appiattimento
generale.
L'ADIGE, 2-9-2002
Da ieri a Vigo di Ton
immagini del pittore: suggestioni nel verde
I passaggi naturali di Marcolla
TRENTO - La nuova sala
espositiva in via Castel Thun, a Vigo di Ton, inaugura con la mostra
personale di Tomaso Marcolla. Marcolla intitola il suo lavoro
"Passaggi naturali". Sono una serie di tavole realizzate con
tecnica mista. La pittura si deposita sulla fotografia per afferrare le
suggestioni della realtà e trasferirle in una dimensione spesso
evanescente. Come lo stesso autore afferma: "dal soggetto reale,
nitido, la libertà del colore crea un passaggio, una trasformazione della
realtà, diventando una curiosa mescolanza di forme e colori. Elemento
emergente è l'inquietudine del bosco, la natura nei suoi molteplici
colori, il movimento creato da linee infinite che riprendono il reale per
portare l'immagine verso una dimensione soggettiva".
Il legame dell'artista con
la natura diventa esplicito fino a diventare protagonista di ogni sua
forma espressiva. È la nuova fase creativa di Marcolla, che in precedenza
si era dedicato alla grafica (con ottimi risultati anche nel campo dell'illustrazione)
ed ai paesaggi. La sua serie sui castelli trentini, infatti, rimane nella
memoria di chi l´abbia vista esposta.
Da alcuni anni Marcolla si è tuffato invece nella natura, con acquerelli
molto interessanti e con un percorso di indagine molto raffinato.
Sala esposizioni
"Apicoltura Via Castel Thun" - da ieri al 27 settembre 2002.
Orario: 9.30 - 12.30 / 14.30 - 17.30 dal lunedì al venerdì
TRENTINO, 31-8-02
Marcolla-Marzatico i due «romantici»
Due artisti in mostra, due modi di operare differenti
seppur all'interno di una concezione romantica della natura e dei suoi
prodotti: l'uomo.
Tomaso Marcolla, valente acquerellista di paesaggi
umani e naturali, dai castelli alle scenografie alpine, questa volta ha
deciso di avventurarsi in un territorio nuovo: l'uso dell'acrilico e delle
tecniche miste, utilizzando la fotografia come elemento di partenza. A dir
la verità alcune opere di questo nuovo ciclo sono state ammirate lo
scorso anno a Denno e quest'anno alla Biennale di Ferrara. Ora Tomaso
Marcolla presenta un notevole corpus di lavori in modo da poter apprezzare
sia l'opera finita che l'iter per arrivare alla sua formazione. Infatti
l'artista, partendo da un dato reale, un particolare fotografato e
stampato, lo rielabora arrivando perfino a stravolgerne il significato,
altre volte il senso. In questo modo l'artista si è allontanato dal suo
modo operandi precedente, trovando una sua peculiare operatività legata
strettamente ad una ricerca fatta di manipolazione e reinterpretazione. È
un continuo bricolage di tecniche e di approcci al visibile. La realtà,
perdendo i connotati di riconoscibilità, si offre come curioso crogiuolo
di forme e colori. Elemento emergente è l'inquietudine del bosco, la
natura nei suoi molteplici colori, il movimento creato da linee infinite
che riprendono il reale per portare l'immagine verso una dimensione
soggettiva. Chiaro il legame dell'artista con la natura, con i luoghi in
cui vive, ricchi di elementi interpretativi per il suo operare e sentire,
dove l'elemento natura è presente in ogni forma espressiva.
Fiorenzo Degasperi
L'ADIGE, 21-3-2002
La pittura e l'acquarello, come
base di partenza la fotografia, indagine della natura
Marcolla alla Biennale di Ferrara
Inaugura il 23 marzo al Castello
Estense di Ferrara la Biennale Internazionale d'Arte Contemporanea. Tra gli
invitati è presente anche l'artista trentino Tomaso Marcolla. Nato a
Mezzolombardo nel 1964, Tomaso Marcolla è essenzialmente pittore. Con tecniche
pittoriche miste e utilizzando la fotografia, come punto di partenza, racconta
un percorso figurativo per tradurre la narrazione del paesaggio. Le sue
composizioni che afferrano la consistenza di un dato reale, di un particolare
fotografato e stampato, si risolvono in una pittura ricca di gesti e di segni.
Le immagini sono quelle del mondo vegetale, foglie, rami, arbusti, divenuti
pretesto per creare un mondo soggettivo, traduzione di una esperienza personale.
La fotografia è dunque estensione di un dato concreto elaborato attraverso la
ricercata libertà formale della pittura, in un inesauribile gioco percettivo di
rimandi. L'immagine manipolata permette una vera e propria stratificazione
spazio-temporale.
Tomaso Marcolla racconta del proprio percorso:«Tutti i miei esperimenti con la
fotografia mi hanno insegnato moltissimo, non importa se siano o no arte. Hanno
reso i miei quadri diversi, mi hanno dato una diversa idea dello spazio».
Dopo la fortunata serie di dipinti - in acrilico - sui castelli del Trentino,
Marcolla ha poi esplorato il mondo della natura con i «cespugli», quasi
astrazioni vegetali, dedicandosi all'acquarello.
L'ADIGE, 26-6-2001
l'Appuntamento
Denno: i passaggi naturali di Tomaso Marcolla
Nell'ambito delle celebrazioni del centenario
della sua nascita, la Cassa rurale Bassa Anaunia, in collaborazione con il
Circolo culturale di Denno, presenta la mostra personale dell'artista Tomaso
Marcolla "Passaggi naturali". L'esposizione si terrà presso la chiesa
di S. Pietro, un piccolo gioiello del X secolo che gli antichi affreschi dei
Baschenis rendono magico. L'artista espone una serie di tavole con l'uso di
tecniche miste utilizzando la fotografia come elemento di partenza. Dal soggetto
reale, nitido, la libertà del colore crea un passaggio, una trasformazione
della realtà, diventando una curiosa mescolanza di forme e colori. Elemento
emergente è l'inquietudine del bosco, la natura nei suoi molteplici colori, il
movimento creato da linee infinite che riprendono il reale per portare
l'immagine verso una dimensione soggettiva. È chiaro il legame dell'artista con
la natura, con i luoghi in cui vive, ricchi di elementi interpretativi per il
suo operare e sentire, dove l'elemento natura è presente in ogni sua forma
espressiva. Oggi alle ore 20 l'inaugurazione a Denno, Chiesa di S. Pietro. Per
informazioni: Tel. 0461/655930 - 0335/6844432. La mostra rimarrà aperta fino al
26 luglio con orario: 20.00 23.00. La domenica: 10.00 12.00 - 20.00 23.00.
IL REALISMO LIRICO NELL’
ARTE DI TOMASO MARCOLLA
Frutti maturi in verdi cespugli,
sontuosi castelli su irti colli, immensi paesaggi, in fresche vallate,
costituiscono l’ambito pittorico di Tomaso Marcolla. La sua è un’arte fine,
pregiata, eccelsa, di impareggiabile dolcezza, di rara bellezza e d’inestimabile
valore artistico. Egli prende le mosse dai grandi maestri del passato, la
tecnica dagli assidui studi del presente e lo spunto dalla natura incontaminata
di angoli paradisiaci, lasciati ancora intatti dalla falcidia dei tempi moderni.
Partendo dalla realtà
effettuale, egli eleva le sensazioni visive in voli pindarici e trasforma il
finito in infinito, l’invisibile in figure leggiadre ed il reale in immagini
seducenti.
In un’epoca, in cui la pittura
abbandona il figurativo, per una incontrollata corsa all’astrattismo, al di
là di ogni canone, regola, disciplina, nell’assoluta libertà dell’artista,
c’è da apprezzare chi, come lui, si dedica ancora all’alchimia dei colori,
trasmettendo al soggetto le proprie emozioni e trasferendole direttamente al
fruitore. Tomaso Marcolla dà voce alle myricae della terra, alle grandezze del
passato ed alle speranze del futuro.
Superando ostacoli, spezzando
catene, abbattendo limiti, egli va all’anima dell’oggetto, ne ascolta i
palpiti, ne evidenzia la sostanza e ne personalizza l’aspetto esteriore con
forme suadenti, segni allettanti e colori vibranti di una luce spirituale Le sue
belle creazioni sono fantasie poetiche, con l’apporto della sua ricca,
variegata, geniale spiritualità. Mentre gli altri pittori evadono da questo
mondo assurdo, rifugiandosi nella corrente informale, Tomaso Marcolla si aggira
in quel di Trento, ritraendo dal vero l’Alto Adige e dintorni. Egli lotta
continuamente contro le umane ingiustizie, l’effetto serra e l’inquinamento
globale; ma lo fa alla sua maniera, con l’inimitabile magia del suo pennello.
Se poi s’imbatte in rovine crollanti, mura cadenti ed alberi morenti, egli li
vivifica con il potente alito della sua ispirazione artistica. Il suo aggiornato
sito internet: http://www.marcolla.it
è meta abituale di surfisti e navigatori web, costituiti in un club di
ammiratori. Essi affollano la sua galleria virtuale, seguendo il filo d’Arianna
della poesia, per non naufragare nel mare a volte calmo, a volte tempestoso
della sua arte senza fine. Il suo realismo lirico non cede alle lusinghe del
disimpegno, ma affronta temi attuali con piglio vivace e sano ottimismo.
Tra oli, acquerelli e tecniche
miste, si incontrano anche disegni di briose vignette, suggestive insegne ed
innovativi marchi, realizzati con consumata perizia ed avanzata tecnica; ma
questa è tutt’altra cosa, che merita un specifica trattazione a parte Solo
Gianni Latronico è riuscito a ricavare arte da arte. Egli le ha coniugate
entrambe, nella sua alata poesia visiva, seguendo i flussi e riflussi della sua
coscienza, secondo l’assioma: ut pictura poesis.
Myriam Alex - 31 ottobre 2000
La pittura di Tomaso Marcolla
Invitanti e graziosi, delicati e succosi,
vellutati e preziosi occhieggiano i frutti maturi, ovali o tondeggianti, dall’alto
fogliame dei folti cespugli. Piante sempre schiette, boschi sempre fitti, prati
sempre in fiore, non ancora sfiorati da piede umano. Essi verdeggiano, in un’eterna
primavera, senza foglie morte, rami secchi, alberi sradicati. Gli incendi
dolosi, l’effetto serra, l’inquinamento di acqua, suolo, aria non li sfiora
né li tange. Freschi spiazzi erbosi invitano il fruitore ad accedere a questo
giardino incantato, per vivere a contatto con una natura innocente ed
incontaminata. Egli però vi deve entrare in punta di piedi, per non destare
gnomi, elfi e spiritelli vari, incontrastati custodi della malia del comune
rustico di Tomaso Marcolla. Qui, non c’è ombra di male occulto, calcolo
meschino, tarlo roditore; ma, inerpicandosi su per i monti, è facile imbattersi
in ponti levatoi. Alzando gli occhi al cielo, si possono scorgere ali di
castelli a cuspide, torri merlate e finestre bifore. Nel mondo di Tomaso
Marcolla, l’invisibile, l’arcano, il mistero sono di casa sia nei cespugli,
che nei paesaggi, ma soprattutto nei castelli. In questa Arcadia, Titiro suona
lo zufolo, per addolcire gli uomini, allietare le donzelle ed ammansire gli
animali. Vi si aggira la leggiadra figura della castellana Eulalia Torricelli da
Forlì, dagli occhi belli e dallo sguardo allettante.
Tra il sogno e la realtà
Qui, il tempo si è fermato all’età dell’oro, in un angolo di paradiso,
senza fiori del male. L’Eden dei progenitori sembra essere sceso dal cielo in
terra, per mostrare i prodotti del bene, prima del peccato originale.
Eppure il nostro pittore tanto ingenuo non è,
per essere passato sotto le forche caudine dei marchi e della Guernica di
Picasso.
Nel suo animo sensibile, Tomaso Marcolla ha
macinato la sofferenza dell’incomprensione, lottando contro la disparità tra
nord e sud, uomo e donna, contro ogni discriminazione. A cospetto dell’umanità
offesa, della terra vilipesa e della natura oltraggiata, egli ha deciso di
ricorrere all’arma della seduzione, rifugiandosi nel sogno dell’arte, dove
tutto è schietto, sano, genuino. Addio giochi di potere, falso progresso,
vanità terrene. Benvenuto, girasole: simbolo di purezza, calore e gioia di
vivere!
Nella pittura di Tomaso Marcolla, tutto è
puro per chi è puro, in un caleidoscopio cromatico, basato sui colori primari,
in tutte le loro sfumature. La dura materia, inaccettabile nella realtà, viene
elevata nel realismo lirico di forme suadenti, colori splendenti e segni
sognanti. Dal Calvario, di questa misera valle di lacrime, Tomaso Marcolla
ascende al Tabor della fantasia, nella catarsi superiore dell’arte sublime,
compiendo il miracolo della metamorfosi della materia in spirito, del reale in
ideale, del brutto in bello.
I quadri di Tomaso Marcolla sono tutti
autoritratti, che raccontano la sua storia, con le sue pene ed i suoi piaceri.
Ad essi aderiscono i miei versi sciolti, a volte sfiorandoli appena, a volte
descrivendoli interamente, ma sempre apprezzandoli profondamente. Le sue dolci
immagini e le mie poesie visive nascono entrambe dal profondo del cuore,
traggono ispirazione dalla Natura, seguendo una intima melodia. La loro arte
aiuta a vivere, regalando ai fruitori ed a se stessi una perfetta letizia.
Gianni Latronico - 13 settembre 2000
L'ADIGE,
30-7-2000
L’artista
di Vigo di Ton "espone" le sue opere anche attraverso Internet
Tomaso
Marcolla, pittore on-line
VIGO DI TON
– L’utilizzo di Internet offre enormi potenzialità poiché mette in
contatto fra loro milioni di persone, riuscendo ad eliminare qualsiasi
distanza geografica. Società, enti ed istituzioni attraverso Internet
riescono a comunicare e soprattutto a farsi conoscere, offrendo svariati
servizi.
Tomaso
Marcolla, di Vigo di Ton, è un pittore che attraverso la rete si prefigge
di presentare le sue opere e di comunicare con altri artisti in modo da
poter confrontare esperienze artistiche e tecniche pittoriche. La nascita
del sito di Marcolla (www.marcolla.it)
risale al 1997, in un momento nel quale l’utilizzo della rete era poco
diffuso e ristretto solo agli ambienti universitari o al massimo alle
biblioteche.
"La
classica mostra è visitata prevalentemente dagli addetti ai lavori e
dagli appassionati. Attraverso il computer invece le mie opere possono
essere apprezzate anche da coloro che non sono mai andati ad una mostra
– spiega Marcolla – Mi è capitato di incontrare durante le mie
esposizioni visitatori che precedentemente avevano visto i miei lavori a
casa". All’interno del sito è possibile ammirare le sue opere,
divise e catalogate in sezioni tematiche e sapere in anteprima il
calendario delle mostre in programma.
"La
rete offre enormi potenzialità e sono attento nel valutare tutte le
possibilità che potrebbero derivare da essa. Siamo solo all’inizio di
un processo di trasformazione della nostra società e sarebbe assurdo non
cogliere le nuove opportunità" sostiene Marcolla senza tanti
sotterfugi.
Il lavoro
dell’artista denota che, con la diffusione di Internet, nessun campo,
nemmeno quello artistico, è immune dall’informatizzazione. Questo
comporta un processo di trasformazione che per molti può diventare
traumatico se non addirittura letale.
Antonio
Longo
ECO D'ARTE
MODERNA, dicembre 1999
Premio
Italia '99 - Pittura
Poesia e
ricerca del colore in Tomaso Marcolla
Marcolla è
un artista dalle evidenti doti naturali; il suo percorso, iniziato con la
grafica, lo ha portato negli ultimi anni a confrontarsi con nuovi mezzi di
espressione pittorica. Dal colore dirompente dell'olio sui castelli
trentini, alle sfumature degli acquerelli. (...) È degli anni 1996 e ‘97
la produzione di una serie dedicata ai castelli: olio su tela, fiammate di
colore, dove la vena iconoclasta lascia spazio a una poesia più profonda.
Ecco dunque il surreale Castello Monfort precipitare in abissi
fiammeggianti. Ecco il Castel Thun carico della sua storia scolpita in
graffiti che piovono sulle mura, in un paesaggio innevato quasi naif.
Marcolla è cosciente del pericolo: la "bella cartolina" è
sempre in agguato, e quindi è il linguaggio del colore e della materia a
farla da padrone, reinventando la storia e sovvertendola. In questa fase
sono evidenti le influenze recenti, da Schifano a Tapies. Quindi: colori
primari, pennellate aggressive.
Ben diversa
la "svolta paesaggistica" degli acquerelli in mostra a Castel
Toblino. Quasi il tentativo, ancora una volta, di misurarsi con un ambito
più tradizionale. Dipingendo castelli e paesaggi trentini non si può non
fare i conti con la storia, da Durer in poi. E Marcolla sembra superare
bene anche la prova della misura e della delicatezza necessarie alla
tecnica. Anche qui l'artista trova nella luce la sua forza, e le sue opere
ad acquerello sono un'altra conferma del suo talento. Un talento che si
rimette sempre in discussione, come è giusto per chi fa della ricerca e
della sfida il suo motivo.
Gigi
Zoppello
Tomaso
Marcolla risiede a Vigo di Ton (Trento). Ha lavorato come grafico e art
director e, alla Provincia di Trento, segue la realizzazione di
pubblicazioni. Ha esposto in collettive e allestito personali a Parigi
(1992), Trento ('95) e castel Toblino ('98). È stato selezionato per
l'esposizione al MART - Museo d'Arte Moderna di Trento e Rovereto -
nell'ambito del concorso di idee per "Arte Sella '98".
L'ADIGE,
31-8-1999
I cespugli
di Marcolla
Si tiene
fino al 30 settembre nella sala del ristorante "Fior di Roccia"
a Lon di Vezzano (Trento), la mostra di acquerelli del pittore Tomaso
Marcolla. Sono esposte venti opere della serie intitolata
"cespugli", alcune delle quali erano state presentate in
anteprima a Castel Toblino nel mese di aprile. Dopo il successo ottenuto
con la mostra sui paesaggi e sui castelli del Trentino del 1998, Tomaso
Marcolla propone acquerelli che nascono dopo uno studio ed una
osservazione attenta della natura nelle sue cose minori, negli aspetti
meno "eclatanti" ma non meno degni di attenzione. È quasi una
sfida il porsi come obiettivo (il ritrarre) soggetti molto comuni, quasi
banali, ma questo viene fatto con la convinzione che si deve conservare la
capacità di meravigliarsi delle piccole cose. Ecco quindi che i cespugli,
le bacche, le foglie diventano protagonisti degli acquerelli.
TRENTINO
MESE, aprile '99
Castel
Toblino
Acquerelli
di Marcolla
Dopo il
successo ottenuto con la mostra sui paesaggi e sui castelli del Trentino
del 1998, Tomaso Marcolla propone, nella medesima sede di Castel Toblino,
una mostra delle opere più recenti realizzate ad acquerello.
Acquerelli
che nascono dopo uno studio ed una osservazione attenta della natura nelle
sue cose minori, negli aspetti meno "eclatanti" ma non meno
degni di attenzione.
È quasi
una sfida il porsi come obiettivo (il ritrarre) soggetti molto comuni,
quasi banali, ma questo viene fatto con la convinzione che si deve
conservare la capacità di meravigliarsi delle piccole cose. Ecco quindi
che i cespugli, le bacche, le foglie diventano protagonisti degli
acquerelli, visti nei loro particolari più nascosti, come se la volontà
fosse quella di addentrarsi all'interno, di curiosare tra i rami, tra le
foglie secche.
Marcolla
però non vuole gareggiare con la natura, non vuole emularla alla maniera
del realismo. Le pennellate dei suoi acquerelli, l'attenzione ai riflessi
di luce sono il tributo dell'artista alla natura, il tentativo di
recuperare i sentimenti e le impressioni che essa suscita nelle sue
atmosfere e nei soggetti più semplici.
Alla via
dell'iper-realismo oppone piuttosto una partecipazione emotiva alla
natura.
La sua
pittura è giocata tutta sulle trasparenze dei colori, tono su tono a
velature successive concentrando l'attenzione in piccole zone del
soggetto.
Saranno
esposte circa trenta opere realizzate ad acquerello.
L'ADIGE,
20-12-1998
A
Mezzolombardo
I misteri
dei castelli nei dipinti di Marcolla
Mezzolombardo
- Rimarrà aperta fino al 31 dicembre la personale di Tomaso Marcolla
allestita presso la sala mostre del municipio di Mezzolombardo. Una mostra
tematica che ha come oggetto i castelli del Trentino, rivisitati in chiave
fantastica dove l'immagine si mescola ai testi grafico-pittorici.
Opere che
hanno già procurato al giovane artista originario di Vigo di Ton numerosi
riconoscimenti a livello nazionale. Con il castello di Avio infatti ha
vinto il premio per la grafica alla mostra di Grazzano Visconti, mentre il
quadro di Castel Thun gli ha procurato l'XI premio Italia per le arti
visive. Nel suo carnet di giovane artista ci sono altri importanti
riconoscimenti, quali il premio "200 artisti per la pace" di
Trapani. Le opere esposte a Mezzolombardo sono realizzate ad olio su tela
e su carta con tecniche miste (acquerello, china, spruzzo) con le figure
misteriose degli antichi manieri avvolte in una dimensione spazio-tempo
quasi irreale, fondendosi armonicamente ai testi che le descrivono. Ne
esce un'immagine che, partendo dalla visione tradizionale, si trasforma in
qualcosa di diverso e quasi per magia carica il paesaggio di seduzioni e
suggestioni. La mostra rimarrà aperta tutti i giorni, ad esclusione dei
giorni di Natale e Santo Stefano, con orario 8.30 12.30 e 14-18.
Vittorio
Nardon
ALTO ADIGE,
15-12-1998
In mostra
le opere di Tomaso Marcolla
Castelli
della fantasia
"I
castelli dipinti" è il titolo della personale del pittore e grafico
Tomaso Marcolla aperta da oggi al 31 dicembre nel Municipio di
Mezzolombardo. Le venti opere esposte, realizzate ad olio e tecniche
miste, hanno come oggetto i castelli del Trentino, rivisitati in chiave
fantastica, dove l'immagine si mescola ai testi grafico-pittorici. La
mostra, organizzata dall'assessorato alla cultura, è aperta tutti i
giorni con orario 8.30-12.30 e 14-18.
Tomaso
Marcolla, di Vigo di Ton, con le sue opere grafiche sui castelli del
Trentino ha riscosso notevole successo a livello nazionale: dalla mostra
di Grazzano Visconti (Piacenza), premio per la grafica con il castello di
Sabbionara di Avio, al premio Italia per le arti visive, premiato per il
quadro di Castel Thun, al premio Oscar per le atri visive con il quadro di
castel Toblino, al premio "Fiorino d'oro" del Comune di Firenze
selezionato con il quadro di Castel Caldes.
Le opere di
Marcolla sono realizzate ad olio su tela e su carta con tecniche miste:
acquerello, china e spruzzo. Secondo i critici, i suoi dipinti sono ricchi
di figurativismo, che viene avvolto in uno spazio-tempo quasi irreale,
dove l'immagine si mescola ai testi. Una visione tradizionale che si
trasforma progressivamente in qualcosa di diverso, caricando il paesaggio
di seduzioni e suggestioni mescolate al naturalismo.
NOS
MAGAZINE, maggio '98
Il
personaggio
Tomaso
Marcolla
Trovarsi a
tu per tu con un artista che non si conosce nel suo "regno", uno
studio al piano terra tappezzato di acquerelli, disegni a matita e a biro,
quadri realizzati con l'uso di più tecniche insieme, solitamente mette un
po' in imbarazzo. Si parte spesso dal presupposto (chissà perché) che
una persona che riesce a dare una sua interpretazione della realtà
mediata non dalla razionalità ma dall'istinto artistico sia una persona
un po' particolare, magari con i capelli arruffati, la barba incolta, un
abbigliamento stravagante. Ed invece, puntualmente, questa aspettativa
viene smentita, come è successo alla sottoscritta nell'intervista al
personaggio di questo mese, Tomaso Marcolla, ragazzo semplice, tranquillo,
per nulla appariscente.
La prima
domanda, che sorge spontanea di fronte ad uno sconosciuto, è rivolta a
conoscere le origini della sua passione per l'arte.
"Fin
da bambino, - spiega Tomaso, - ho avvertito il desiderio di disegnare.
Così mi sono iscritto all'istituto d'Arte di Trento, dove mi sono
specializzato nella lavorazione dei metalli. Finita la scuola, ho
abbandonato i metalli: mi ispiravano di più la pittura ed il disegno e
così mi sono ritrovato a fare il grafico pubblicitario, prima in
un'azienda di Trento, poi in Provincia."
Come si
coniuga l'attività di grafico con quella di artista?
"Il
grafico e l'artista hanno come punto in comune la padronanza della tecnica
che si acquisisce in primo luogo a scuola. È più facile fare l'artista,
perché fai quello che vuoi, quello che ti piace, mentre il grafico deve
accontentare un cliente che ha certe esigenze".
Qual'è il
processo per la creazione di uno slogan, di un'etichetta, di una
pubblicità?
"Per
prima cosa bisogna guardarsi un po' in giro per vedere cosa c'è riguardo
a quello che si deve realizzare, ad esempio un'etichetta. Poi si pensa a
qualcosa di nuovo, di originale, documentandosi e prendendo spunti da
fotografie, libri, pubblicazioni. Infine si fanno le prove su carta o su
computer. Di solito in un paio di settimane si riesce a fare un buon
lavoro".
Come hai
conciliato e concili il tuo lavoro in Provincia con l'arte?
"Fino
a qualche anno fa, nei ritagli di tempo libero, mi divertivo a dipingere,
fare degli schizzi a biro o a matita. Poi ho iniziato ad esporre le mie
opere non solo in valle di Non, ma anche a Parigi, ove sono stato ospitato
per un mese esponendo presso una banca del centro. Ad un certo punto, nel
1996, ho deciso di partecipare ad un concorso. Sono rimasto soddisfatto e
da allora ho partecipato ad una quindicina di rassegne e concorsi a
livello italiano, ottenendo dei riconoscimenti che non mi aspettavo. I
concorsi sono un modo per metterti in confronto con gli altri, per
conoscere altre persone che hanno la tua stessa passione per l'arte. E
poi, non lo nego, se vedi che le tue opere vengono apprezzate diventi
anche ambizioso".
Veniamo
all'oggi. In questi giorni stai esponendo i tuoi acquerelli nella
splendida cornice di Castel Toblino. Che effetto ti fa vedere tutta questa
attenzione attorno a te?
"Quando
mi hanno proposto questa mostra in una sala del castello, non volevo
crederci. Dà molta soddisfazione vedere che la gente comincia a
conoscermi e ad apprezzarmi non solo in Valle di Non. A Castel Toblino ho
portato il risultato della mia attuale ispirazione, che sono in
particolare i castelli o i paesaggi realizzati con la tecnica
dell'acquerello: questa ambientazione è davvero il massimo per il mio
esordio con questa tecnica".
Identikit
Nato a
Mezzolombardo ma residente da sempre a Vigo di Ton, Tomaso Marcolla è un
artista relativamente "giovane" non solo per quanto riguarda
l'età, ma soprattutto per quanto concerne la sua attività di pittore.
Dopo aver
frequentato l'Istituto d'Arte a Trento specializzandosi nella lavorazione
dei metalli, infatti, Tomaso si affaccia nel mondo della grafica ed inizia
a lavorare presso un'agenzia pubblicitaria come art director, lasciando un
po' da parte la sua passione per la pittura. Da qualche anno è dipendente
della Provincia e si occupa del trattamento grafico delle immagini
pubblicitarie e dello studio degli aspetti grafici di pubblicazioni e
stampati. Nel tempo libero Tomaso ha mantenuto sempre viva la sua vena
artistica realizzando numerosi disegni a china, a matita, a pastello, che
sono stati esposti in alcune mostre locali tra le quali ricordiamo nel
1986 Mezzolombardo, Ton e Parigi nel 1992, Trento, Smarano e Cavareno nel
1995.
La
consacrazione di Marcolla come artista a livello italiano si concretizza
solo nel 1996, quando Tomaso decide di buttarsi ed inizia a partecipare,
con grande successo, a numerosi concorsi e rassegne in tutta Italia. Tra i
più significativi riconoscimenti ricevuti negli ultimi due anni vanno
ricordati nel 1996 il terzo premio nella sezione grafica al Concorso
Internazionale "Città d'arte" di Grazzano Visconti (PC), il
riconoscimento, sempre nella sezione grafica, ottenuto al XI Premio Italia
per le arti visive indetto dal Comune di Borgoforte (MN), che gli ha
permesso di essere inserito nel catalogo della rassegna con un'opera in
acquerello e china raffigurante Castel Thun, la selezione tra i dieci
finalisti al Concorso nazionale giovani autori di fumetto a Genova
"Stop alla bomba con un baloon", la selezione alla XXI edizione
del Premio Val di Sole nel Concorso di Arte espressiva, la pubblicazione
in catalogo al Premio "Fiorino d'Oro" a Firenze. Nel 1997 Tomaso
Marcolla ha ottenuto un particolare riconoscimento nel concorso "200
artisti per la pace" a Trapani, che gli ha permesso di essere ospite,
per due settimane, presso la città siciliana per frequentare dei corsi di
fotografia, pittura ed arte. Sempre nel corso del '97, Marcolla è stato
selezionato al concorso del libro illustrato che si è tenuto a Bolzano,
ove è stato premiato sia per il testo che per le immagini di una favola
su Castel Thun. Il riconoscimento più rilevante per l'artista noneso è
stato il primo premio assoluto di acquerello al II Premio "Città
d'arte" a Grazzano Visconti, ottenuto con un'opera realizzata su
carta giapponese. La realizzazione di un calendario per il 1998 sul tema
della pace, dell'inquinamento, delle differenze tra Nord e Sud del mondo,
gli ha permesso di partecipare al X Salone del libro di Torino.
Elena
Turrini
L’ADIGE,
16-4-98
Dopo una
produzione di olii d'impronta surreale, "la svolta
paesaggistica" e lo sguardo sulla storia locale
Marcolla,
viaggio nei castelli trentini
Gli
acquerelli del giovane artista noneso esposti a Castel Toblino
Tomaso
Marcolla, un giovane artista della Val di Non, sembra aver fatto dei
castelli trentini e del paesaggio della nostra terra il suo tema
dominante. Prima, con una notevole serie di olii dedicata proprio a
fortezze e manieri. Adesso con una produzione di acquerelli, esposta da
sabato 11 fino a domenica 19 nei saloni di Castel Toblino.
Marcolla è
un artista dalle evidenti doti naturali: il suo percorso, iniziato con la
grafica, lo ha portato negli ultimi anni a confrontarsi con nuovi mezzi di
espressione pittorica. Dal colore dirompente dell'olio sui castelli
trentini, alle sfumature degli acquerelli. Un percorso che sembra
confrontarsi con la tradizione, nella ricerca di moduli nuovi e nuove
conferme, che potrà riservarci ancora molte positive sorprese. Diplomato
all'istituto d'arte come grafico e art director, è socio
dell'Associazione italiana progettazione visiva, e dell'Istituto delle
immagini tecnologiche di Padova, a testimonianza della sua attenzione
anche agli aspetti più attuali del trattamento elettronico delle
immagini. Ma come artista figurativo fa parte del gruppo di artisti
"Ars '95": ha esposto in collettive, ed allestito personali a
Parigi (nel 1992) e Trento (1995). Ricordiamo fra l'altro le sue
partecipazioni alla Mostra mercato d'arte contemporanea di Vicenza, ed al
recente Salone del libro di Torino.
Marcolla è
noto ai più come disegnatore: le sue tavole, diventate famose nei vari
concorsi nazionali di satira ed umorismo, avevano già il pregevole tratto
dell'opera d'arte. China e matita usate con sapienza, al servizio di una
mano felice, che si coniugava con un umorismo amaro e intelligente. Quelle
tavole hanno raccolto successi in tutto il mondo, con riconoscimenti in
ormai innumerevoli concorsi. Però Marcolla non si è accontentato. E
dalla grafica è passato alla sfida con il colore. Una sfida vinta con
convinzione e di slancio. È infatti degli anni 1996 e '97 la produzione
di una serie dedicata ai castelli: olio su tela, fiammate di colore, dove
la vena iconoclasta lascia spazio a una poesia più profonda. Ecco dunque
il surreale Castello Monfort precipitare in abissi fiammeggianti. Ecco il
Castel Thun carico della sua storia scolpita in graffiti che piovono sulle
mura, in un paesaggio innevato quasi naif. Marcolla è cosciente del
pericolo: la "bella cartolina" è sempre in agguato, e quindi è
il linguaggio del colore e della materia a farla da padrone, reinventando
la storia e sovvertendola. In questa fase sono evidenti le influenze
recenti, da Schifano a Tapies. Quindi: colori primari, pennellate
aggressive.
Ben diversa
la "svolta paesaggistica" degli acquerelli in mostra a Castel
Toblino. Quasi il tentativo, ancora una volta, di misurarsi con un ambito
più tradizionale. Dipingendo castelli e paesaggi trentini non si può non
fare i conti con la storia, da Durer in poi. E Marcolla sembra superare
bene anche la prova della misura e della delicatezza necessarie alla
tecnica. Anche qui l'artista trova nella luce la sua forza, e le sue opere
ad acquerello sono un'altra conferma del suo talento. Un talento che si
rimette sempre in discussione, come è giusto per chi fa della ricerca e
della sfida il suo motivo. Ottimi alcuni lavori degli anni scorsi: un
piccolo formato sul castello di Rovereto, una Rocca di Riva. Più
prevedibili i grandi formati. Ma la mano c'è, e si vede.
Gigi
Zoppello
TRENTINO
MESE, aprile '98
Castel
Toblino: dall'11 al 19 aprile
I castelli
e le emozioni di Tomaso Marcolla
Nelle
prestigiose sale di Castel Toblino, considerato il castello più romantico
del Trentino, sarà allestita una mostra personale del pittore-grafico
Tomaso Marcolla.
Il luogo
ben si presta ad accogliere una mostra di questo tipo; le opere, infatti,
offrono un'ampia panoramica dei castelli del Trentino e di alcuni
paesaggi, dipinti negli ultimi tre anni.
Saranno
esposte circa quaranta opere realizzate ad acquerello.
Il suo
percorso artistico è un susseguirsi di proposte diverse; dopo
l'esperienza grafica dei "calendari", e sull'esperienza della
scuola di paesaggio di Ettore Maiotti, ecco questa mostra che propone dei
soggetti cari agli impressionisti, i paesaggi eseguiti "en plein
air".
Le opere di
Marcolla, intento a ricreare attraverso le sfumature dei colori un
paesaggio Trentino denso di toni naturali verdi, blu, si muovono in una
direzione intimamente naturalistica caricando le proprie immagini di una
tensione cromatica impressionista. Anche la stessa tecnica, con l'uso dei
tre colori fondamentali (blu oltremare, giallo di cadmio e rosso
carminio), ricorda la tecnica usata dagli impressionisti.
Tomaso
Marcolla è un attento osservatore del mondo che lo circonda e in questo
cerca l'atmosfera. Oggetto delle sue attenzioni, prima di ogni altro, sono
i castelli del Trentino, colmi di storia e di vita, immersi in atmosfere
palpabili dalle quali emergono masse imponenti di edifici, costruzioni mai
severe ma di rara bellezza per la quiete che li pervade. Le pennellate
calde costruiscono le immagini sfumate, in panorami che rapiscono. La
tecnica dell'acquerello li rende diafani come carta velina, eppure così
presenti nei colori, nella luce, efficace modellatrice come in una
scultura.
Marcolla
cerca di raccontare con voce tranquilla quanto della realtà non vediamo
veramente. Ecco, attraverso l'acquerello trova il modo del tutto spoglio
di eloquenza e di enfasi per riportare nei nostri occhi ciò che ormai
guardiamo senza vedere o almeno quello che abbiamo disimparato a vedere.
Non sono inquadrature particolari ma immagini che vediamo tutti i giorni,
quasi cartoline di luoghi familiari.
ALTO ADIGE,
11-06-97
Tomaso
Marcolla il grafico pacifista
Selezionato
ad un concorso a Trapani
LA TERRA?
Un pianeta sul quale la colomba della pace ha divieto di passaggio. Con
questo disegno Tomaso Marcolla, 32 anni, di Vigo di Ton, un lavoro presso
il Servizio foreste della Provincia ed una gran passione per la grafica e
la pittura (ha fatto anche il grafico pubblicitario) si è guadagnato la
partecipazione ad un seminario di formazione che si terrà a Trapani dal
20 al 30 giugno prossimi e dove 200 ragazzi provenienti da tutta Italia ed
anche dalla Palestina e da Israele si ritroveranno per parlare e
confrontarsi sul tema della pace.
Il concorso
"Per un mondo aperto ad una società multirazziale e tollerante"
al quale ha partecipato anche Tomaso Marcolla è stato lanciato
dall'assessorato alle politiche culturali e giovanili del Comune di
Trapani, città che, assieme a Trento ed a tante altre, fa parte del
circuito Gai (Giovani artisti italiani). La finalità della manifestazione
è quella di sensibilizzare i giovani alla tolleranza per il diverso e di
indirizzarli ad un costante impegno per il mantenimento della pace,
promuovendo e valorizzando anche le loro capacità artistiche attraverso
il confronto con i grandi maestri dell'arte in un clima di amicizia.
Il concorso
era aperto alle diverse espressioni artistiche, dalla musica alla
fotografia, dalla grafica alla danza, dalla poesia alla prosa. Tomaso
Marcolla, che si è diplomato all'Istituto d'arte Vittoria, vi ha
partecipato per la sezione di grafica ma anche a quella di fotografia, per
la quale è pure stato selezionato con una foto in bianco e nero del
ghiacciaio del Mandrone.
Marcolla,
del resto, non è da ieri che si cimenta con questi temi. Suo è un
particolare calendario, ormai diventato un cult, i cui disegni sono
ispirati a temi quali la guerra, l'inquinamento, la disparità tra Nord e
Sud del mondo. E proprio dal calendario di quest'anno il giovane
disegnatore di Vigo di Ton ha tratto il disegno che gli è valso la
selezione al concorso di Trapani.
Dello
stesso calendario, per altro, fa parte anche un altro disegno con il quale
Tomaso Marcolla ha questa volta vinto un concorso, quello indetto dal
Comune di Genova ed intitolato "Stop alla bomba con un balloon".
Numerose sono le mostre ed i concorsi ai quali Marcolla ha partecipato, in
Italia ma anche all'estero (alcuni suoi quadri sono stati esposti in una
banca a Parigi), con proprie opere.
Corrado
Zanetti
TRENTINO
MESE, aprile '97
Tomaso
Marcolla a Vicenza
Tomaso
Marcolla, artista trentino, è stato invitato dalla galleria New Art
Promotion, ad esporre le sue opere alla fiera "Vicenza Arte
1997" 6^ mostra mercato d'arte contemporanea che si terrà dal 4 al 7
aprile.
"Vicenza
Arte" si colloca di diritto tra le più importanti manifestazioni del
suo genere. È un punto di incontro professionale dove è l'arte la vera
protagonista dell'avvenimento fieristico e dove vengono proposti artisti
selezionati, ricchi di un positivo bagaglio d'esperienza.
Alla Fiera
saranno esposte alcune opere di Marcolla intitolate "Percorsi
Cromatici" che fanno parte di un'ampia serie di studi sui molteplici
effetti che si possono ottenere con l'acquerello. L'uso della tecnica a
velature successive con la sperimentazione di supporti particolari come la
carta giapponese, crea degli effetti molto particolari.
ALTO ADIGE,
23-01-97
365 giorni
da pacifista
Il
calendario-rarità di Tomaso Marcolla - Trecento copie andate a ruba.
CURIOSO: da
notizia nasce notizia. Succede che il nostro giornale pubblica la storia
di un tipografo di Trento che ha l'abitudine, ad ogni cambio d'anno, di
regalare agli amici un calendario fatto "in casa". Ebbene, da
quella notizia ne spunta un'altra: anche in Val di Non - a Vigo di Ton per
la precisione - c'è chi, da un paio d'anni, produce in proprio un
calendario nel quale raccoglie i suoi disegni che affrontano temi quali la
guerra, l'inquinamento, la disparità tra nord e sud del mondo.
Il
protagonista di questa notizia si chiama Tomaso Marcolla, ha 33 anni, si
è diplomato all'Istituto d'Arte Vittoria, lavora nel campo della
comunicazione e della grafica, è anche artista con al suo attivo numerose
mostre ed esposizioni.
"Ho
iniziato - racconta - con il calendario del 1996 stampato in duecento
copie realizzate interamente a mie spese, che sono sparite entro breve
tempo, destando anche la mia meraviglia per un successo inaspettato. Ho
ricevuto delle richieste per il calendario del '96 quando eravamo ormai
nel mese di dicembre".
E così,
continua Marcolla, "vista l'esperienza dell'anno precedente ho
realizzato anche il calendario per l'anno '97 stampato questa volta in
trecento copie: la maggior parte le regalo ad amici e conoscenti e una
parte viene venduta per coprire le spese". Non solo. Uno dei disegni
del calendario '97 - quello del mese di luglio e agosto - ha vinto il
concorso indetto dal Comune di Genova ed intitolato "stop alla bomba
con un balloon".
Piace al
cronista l'idea che fantasia e creatività - in questo caso unite ad un
evidente impegno etico e civile - trovino spazio su un calendario, che è
quanto di più durevole esista lungo il tragitto di un anno. Quei disegni
che ci parlano di guerra e pace, di ricchi e poveri, stanno lì per un
anno intero, in trecento case. A testimoniare che un calendario non è
giocoforza costretto ad essere associato a donne e uomini nudi, tramonti
finti, immagini ipertecnologiche. Ovvero: la fantasia non va al potere.
Che almeno vada su un calendario.
Carlo
Martinelli
TRENTINO
MESE, dicembre '96
Tomaso
Marcolla - Promesse d'arte
Notevole
successo hanno riscosso a livello nazionale le opere grafiche sui castelli
del Trentino di Tomaso Marcolla, di Vigo di Ton: dalla mostra di Grazzano
Visconti (PC), premio per la grafica con il castello di Sabbionara di Avio,
al premio Italia per le arti visive premiato per il quadro di castel Thun,
al premio Oscar per le arti visive con il quadro di castel Toblino, al
premio Fiorino d'oro del Comune di Firenze selezionato con il quadro di
castel Caldes.
Le opere
sono realizzate su carta con tecniche miste (acquerello, china, spruzzo),
dove il figurativismo, sempre presente, viene stravolto ed avvolto in uno
spazio-tempo quasi irreale dove l'immagine si mescola ai testi che
raccontano di essa. Una visione tradizionale che si trasforma
progressivamente in qualcosa di diverso, caricando il paesaggio di
seduzioni e suggestioni mescolate al naturalismo dove riemergono contenuti
remoti quasi dimenticati come se la storia volesse fuoriuscire da uno
spazio angusto.
Tomaso
Marcolla indaga il paesaggio per catturarne il "soprassenso" di
realtà, l'accensione di curiosità che l'incontro può produrre
nell'osservatore.
Ecco allora
che la fredda, nitida oggettività della visione, si duplica in vero e
proprio affondamento nel magma delle cose.
Ricordiamo
anche la realizzazione di un calendario per l'anno 1997 dove sono raccolti
6 disegni realizzati a china e collage, che affrontano temi quali la
guerra, la disparità tra nord e sud del mondo, l'inquinamento, a
dimostrazione di una continua ricerca sollecitata dalle problematiche
esistenziali dell'individuo nei suoi rapporti, a volte travagliati, con la
natura e la società; ricerca che esalta la sua capacità di stimolare
problematiche dai risvolti anche aspri e profondi in maniera visivamente
sempre elegante e leggera.
POSTER,
settembre '96
Senza
barriere - parole, parole...
Nel maggio
di quest’anno si è tenuto a Genova, a cura del Comune di Genova -
Assessorato alle politiche giovanili - Circuito Giovani Artisti Italiani,
il concorso a fumetti intitolato "Stop alla bomba con un balloon -
ora e sempre". Al concorso, cui hanno partecipato 168 disegnatori, la
giuria ha selezionato tra gli altri il fumetto di Tomaso Marcolla, giovane
artista e disegnatore residente a Vigo di Ton, che ci è parso
interessante per l’originalità con la quale affronta e sintetizza la
tematica proposta.
L’ADIGE,
23-6-96
Mostra di
Ars ‘95 a Caldaro - Artisti nonesi un successo in trasferta.
Positiva ed
interessante trasferta in terra altoatesina di alcuni componenti del
Gruppo artisti nonesi dell’Ars 95.
Si sono
presentati in una interessante collettiva nella sala della Cassa di
risparmio di Caldaro suscitando quel giusto interesse che ogni gruppo si
aspetta nel debutto tra un pubblico nuovo.
Con il
presidente Lancetti... anche Tomaso Marcolla che si esprime
intelligentemente e piacevolmente in una indovinata serie
"illustrata" sui manieri della Val di Non.
C. R.
L’ADIGE,
25-5-96
Stop al
nucleare con i fumetti.
Tra le
celebrazioni che quest’anno si sono svolte in numerose città d’Italia
per il centenario del fumetto, spicca quella che si è tenuta a Genova nei
giorni scorsi a cura dell’Assessorato alle politiche giovanili del
Comune e che ha proposto a giovani autori (ma anche a più smaliziati e
attempati cartoonist) la creazione di storie in bianco e nero trattando un
tema dai "colori atomici".
La rassegna
di Palazzo Ducale, denominata appunto "Stop alla bomba con un balloon"
testimonia di come il fumetto continui a costituire uno dei più
intriganti linguaggi di comunicazione soprattutto per le giovani
generazioni.
Oltre
centocinquanta gli elaborati giunti a destinazione da parte di giovani e
giovanissimi artisti della matita. I migliori cartoon sono stati
pubblicati in un grande catalogo in cui ritroviamo, e qui siamo al dunque,
ben due autori trentini, Tomaso Marcolla con "Parole, parole..."
e Umberto Rigotti con "Lacrima".
ALTO ADIGE,
25-5-95
Stranomondo
a tratto e china.
Tomaso
Marcolla è un giovane grafico trentino che pur dovendo per necessità di
lavoro (è grafico pubblicitario) assimilare ed utilizzare le più
aggiornate tecniche computerizzate per il trattamento delle immagini, la
riproduzione e la stampa, ha sempre mantenuto viva la passione per l’arte
grafica in tutte le sue sfumature, sperimentando di volta in volta l’intero
universo delle tecniche grafico-pittoriche.
Le sue
opere grafiche sono in mostra fino al 2 giugno presso la sede del Cts - il
Centro turistico studentesco - in via Cavour 21 a Trento. La mostra,
realizzata in collaborazione con lo "Spazio aperto giovani" del
Comune. Titolo: "Ma in che mondo siamo?". Una domanda che tutti
noi dovremo porci - afferma Tomaso Marcolla - per aprire gli occhi e
vedere come stiamo trattando l’unico "luogo" nel quale
possiamo per ora vivere.
I temi che
hanno ispirato Tomaso sono quelli dell’inquinamento, delle disparità
nord-sud nel mondo, della guerra. Le tecniche grafiche utilizzate nelle
opere esposte sono le più differenti: dal tratteggio, al collage, alla
china acquerellata.
M. B.
L’ADIGE,
23-5-95
Artista di
Vigo di Ton
Marcolla,
la pittura che grida al mondo.
Presso il
Centro turistico studentesco di via Cavour a Trento si è aperta una
mostra grafica di Tomaso Marcolla. Il titolo emblematico "Ma in che
mondo siamo?" propone una riflessione su temi di scottante attualità
quali la disparità tra nord e sud del mondo, l’inquinamento e la
guerra. Le opere su carta, realizzate con tecniche che vanno dal
tratteggio al collage alla china acquerellata, ripercorrono i contrasti e
le assurdità del nostro pianeta. Una mostra dunque che vuole essere un
invito alla riflessione e suscitare nel visitatore delle sottili
inquietudini per costringerlo ad aprire gli occhi su come stiamo trattando
l’unico "luogo" nel quale possiamo vivere.
Il giovane
autore, residente a Vigo di Ton, dopo aver conseguito il diploma di arte
applicata ha sempre mantenuto viva la passione per l’arte in tutte le
sue possibili sfumature.
A seconda
del tema affrontato vi è una continua sperimentazione e ricerca di
tecniche grafico-pittoriche, per una conoscenza a tuttotondo delle
possibilità espressive.
ALTO ADIGE,
22-5-95
Il Centro
turistico studentesco e lo Spazio aperto giovani del Comune, propongono la
mostra "Ma in che mondo siamo" del grafico Tomaso Marcolla: Nato
a Vigo di Ton, Marcolla si è diplomato all’istituto d’arte
"Vittoria". I suoi lavori sono incentrati sui temi dell’inquinamento,
della disparità tra nord e sud del mondo e sulla terra. La mostra
rimarrà aperta fino al 4 giugno.
ALTO ADIGE,
14-8-92
...In
concomitanza con le tre giornate di festa, sarà allestita una mostra
grafica di due artisti, Tomaso Marcolla e Roberto Fonte.
Un
"Tandem", quello dei due grafici che abbraccia tecniche
artigianali di design e progettazione di grafica pubblicitaria di murales
ed altro ancora.
"Pedalando
assieme in sella ad un tandem - sostiene Tomaso Marcolla - si fa meno
fatica, ci si fa compagnia, ci si dà ogni tanto il cambio, ma non ha
importanza chi sta davanti. "Tandem" è il titolo della mostra
perché comune è il nostro viaggio artistico che ci vede amici da lungo
tempo."
V. N.
|